Condivisioni 5

Immaginare il Napoli senza Hamsik sarebbe impossibile. Sarebbe come immaginare la luna senza le stelle, o il sole senza il suo cielo o (in maniera più verace) un babbà senza rum. Quando gioca il Napoli, di qualunque competizione si tratti, il nome di Marek si legge in automatico, la sua presenza la si da per scontato, ecco. Lui, per scontato, ha sempre avuto l’amore incondizionato per questa città e per questa maglia. Lui, per scontato, ha sempre dato il suo impegno e il suo talento al servizio di un unico colore. Marek Hamsik, tra critiche eccessive ed amore viscerale, ne ha fatti 100. Prima si è concesso il lusso di vedere un filtrante per Callejon, che nemmeno il vincitore di una gara di ipermetropi avrebbe visto, poi ha lasciato andare il suo sinistro per scaraventare il pallone all’incrocio dei pali. Lui, destinatario di cotante certezze, gode della persuasione più profonda: quella di non essere mai banale.

Dopo aver, giustamente, decantato le sue lodi bisogna, però, anche dare atto a chi rende possibile questa morbosa correlazione tra i risultati ed il bel gioco. Maurizio Sarri mette sempre la squadra giusta sul terreno di gioco. Oltre i fedelissimi che nemmeno un pazzo liberatosi della camicia di forza siederebbe in panchina, l’allenatore azzurro riesce a stravolgere le partite con poche mosse. Si affida a Gabbiadini, nonostante il suo momento decisamente negativo e viene ripagato (finalmente). Poi fa lo stesso con Maggio che fino a qualche mese fa vedeva solo le porte di Castel Volturno e ora, invece, vede quelle degli avversari.

Ultimo, ma non per importanza, Zielinski. Il polacco si è integrato nel centrocampo azzurro come quel pezzo di un puzzle che cercavi disperatamente da troppo tempo. Piotr ha corsa e talento, Sarri lo sa. Ora lo sappiamo anche noi.

“IL CONTADINO HA SCARPE GROSSE E CERVELLO FINO”.

5 COMMENTI

LASCIA UN COMMENTO