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L’idea di ricordare ad uno come San Gennaro i propri natali, non era poi così male. In alcune circostanze ci si appiglia a tutto pur di uscire indenni dal San Paolo. In molte occasioni non serve a niente.

Troppo forte questo Napoli, troppo piccolo il Benevento. Già sono straripati tutti i fiumi di parole che definivano questo un test poco probante per la squadra di Sarri. Come dargli torto. Ma se il Napoli avesse giocato con superficialità? Se non avesse espresso la sua solita brillantezza risparmiando forze mentali e fisiche? Quale apocalisse si sarebbe scatenata? Dunque meglio la retorica.

Sei reti ed un attacco stellare. La tripletta di Dries che lo riporta, prepotentemente, in corsa per la classifica cannonieri; la dedizione di Allan che resterebbe in campo ad oltranza; la classe mostruosa di Lorenzo che, spalle alla porta, insacca quel pallone alle spalle di Belec sapendo già cosa fare prima ancora di aprire gli occhi la mattina a colazione. Poi c’è Hamsik che piano piano sta uscendo dalle sue sabbie mobili e infine Callejon che scopre, dopo svariati anni, che durante le partite esistono pure le sostituzioni. Ancora oggi non riesce a capacitarsene. Ounas e Giaccherini entrano e procurano un rigore a testa, molto più che assi nella manica. Rog dovrebbe giocare molto di più.

Il resto è storia di grandezza.

Mercoledì si riparte dalla Lazio, test più che attendibile. Primo ostacolo di questo campionato, sin qui, dominato. Questo Napoli ha le carte in regola per andare lontano purché ne sia consapevole, in ogni partita.

 

“ ‘O CADE’ FA IMPARA’ A SOSERE”.