In città si respira aria di grandezza, il solo pensiero della sua presenza basta per dare l’impressione, ad un intero popolo, di vivere in un limbo. Si cammina a dieci centimetri da terra. Dieci, quello che dopo di Lui nessuno più ha potuto indossare; dieci come una classe che resterà eterna; dieci come quell’attaccamento viscerale che lega e legherà, per sempre, chi difende ovunque questa maglia e questa città.

La partita del San Paolo non prometteva certo spettacolo, ma era fondamentale per mantenere la striscia positiva, per restare incollati alle prime posizioni e per respingere gli attacchi delle dirette inseguitrici. Un primo tempo sottotono, 45 minuti in cui i padroni di casa lasciano spazio agli avversari ma la sensazione di superiorità non sembra mai essere in discussione.

In città non siamo abituati a queste temperature così rigide ma Tonelli, a quanto pare, si. Secondo gol (pesantissimo) consecutivo per il difensore azzurro che, da centrale difensivo latitante, si trasforma in bomber inamovibile. Il resto è una storia di tanti errori (Callejon su tutti) e un po’ di sfortuna. Poi c’è un’altra storia, quella della classe infinita di Zielinski e quella ancora più prepotente di Marek Hamsik. Fanno a gara, tra assist e gol, per bellezza, visione di gioco, coraggio e sfrontatezza. Il capitano, onnipresente fino a quel momento, raddoppia dopo una manciata di minuti per ricordare, a chi avesse qualche dubbio, che loro sono i padroni di casa e che lui, nonostante il “peso” di un illustre passato, quella fascia la porta con un orgoglio disarmante.

Chiude la partita un immenso Dries Mertes che, con il nono gol nelle ultime cinque partite, diventa sempre più centravanti azzurro. Ne fa cinquanta con la maglia del Napoli e non perde mai occasione per ribadire il suo amore per questa città ed il suo popolo.

Certo il passato resta intoccabile ma, tutto sommato, il presente non sembra poi così male.

 

“NAPOLI E’ L’ALTRA EUROPA, CHE LA RAGIONE CARTESIANA NON PUO’ PENETRARE”. Curzio Malaparte.