Il titolo è la sintesi del secondo tempo di Empoli-Napoli, che ha visto gli azzurri paghi e privi di stimoli. Certo, andare al riposo in vantaggio di tre gol è quella che si dice un’arma a doppio taglio. La facilità con cui si è riusciti a portare la gara a proprio e ampio favore lascia spazio a ciò che non è concepibile per una squadra che ambisce ad essere definita grande: l’autocelebrazione e la sufficienza. Non è una novità che la squadra partenopea non ha tra le caratteristiche più celebri la gestione del risultato. È noto, anzi, che il Napoli esprime ottimo calcio e riesce ad amministrare il gioco quando è esso stesso a imporre il ritmo. Una situazione in cui si rimane con la testa negli spogliatoi dopo l’intervallo, carichi di superbia e affidandosi a quanto fatto nel primo tempo per il perseguimento del risultato, è una situazione pericolosa. Anche contro l’Empoli. È necessario stare sempre sul pezzo, imparare anche a volte a gestire a un ritmo più basso, ma soprattutto non adagiarsi sugli allori. Le parole di Hamsik sono emblematiche: “così non si diventa grandi”. E come si potrebbe dargli torto? Altre volte si è nuotato nei rimpianti per i punti persi, questa partita poteva essere una di quelle. Viene quasi, e sembra assurdo, da tirare un sospiro di sollievo per il fatto che l’Empoli sia rientrato tardi in partita. Ma è un lusso che non andava proprio concesso, dato l’ampio margine e le motivazioni, che il Napoli ha messo in campo solo per un periodo limitato della gara, lasciando quasi al caso il resto. Concentrazione e intensità sono i due pilastri su cui poggia un progetto vincente. L’augurio è che si prenda atto del rischio corso e si tenga a mente la mezzora finale della trasferta di Empoli ogni qualvolta si sta abbassando il livello di partecipazione alla partita. Così da poter evitare di soccombere alle nuove pieghe psicologiche che potrebbe prendere il confronto, così da lasciare alle sole tecnica e tattica la parola definitiva.