Ormai è una costante. Per vedere un Napoli sciacallo delle cadute altrui non basta neanche una gara casalinga con il Palermo. Alla caduta della Roma a Marassi, infatti, i partenopei rispondono con un magro pareggio al San Paolo contro i Rosanero.
Certo, l’atteggiamento è quello aggressivo di chi vuole, al solito, fare la partita e tenere sotto scacco continuo l’avversario. Certo, il migliore in campo risulta essere il portiere ospite Posavec, nonostante la papera che è valsa l’1-1 di Mertens. Si possono fare tutti i ragionamenti che proverebbero a scagionare il Napoli dalla gravità dell’occasione sciupata, ma non reggerebbero. Gli azzurri avrebbero dovuto vincere ad ogni costo, e non si dovrebbe nemmeno darne la spiegazione. Una squadra che punta ad affermarsi nuovamente nella zona Champions, una squadra che ha anche la presunzione talvolta, in virtù dell’esplosività del gioco che sa esprimere, anche di dare qualche piccolo pensiero alle certezze della Juventus in chiave titolo, non può pareggiare contro la penultima della classifica.
E non si parla di mancanza di rispetto per la formazione siciliana quando si parla così di una partita del genere, perché il calcio, si sa, sa andare spesso oltre quelli che sono i valori tecnici e anche questa sfida lo ha dimostrato. È questione di supportare le ambizioni con i fatti, di non lasciare che tutto ciò che si mostra di buono in campo non trovi riscontro in risultati tangibili, traducendosi in un solito rammarico per quella continuità che non vuole arrivare. Continuità che è l’elemento imprescindibile per le soddisfazioni di gruppo e che se non si manifesta porta a non valorizzare quella che è l’ingente massa di occasioni che si creano. Sono questi deficit di cinismo i rimproveri che il Napoli deve farsi alla luce di queste uscite infelici utili solo ad accrescere il rimpianto quando a maggio ci si ritrova nella posizione di classifica che mal soddisfa il valore espresso durante la stagione.
Si cresce riuscendo a vincere le partite soffrendo, cosa che ultimamente è riuscito a fare il Napoli a Milano o anche in Coppa Italia con la Fiorentina, ma se si deve crescere a 360 gradi non ci si può concedere queste brusche frenate senza ottenere dalle partite tutto quanto si deve a chi domina, come hanno fatto gli azzurri. E quando anche questa costante dovesse venire meno, lì si inizierebbe ad avvertire quella maturità che, insieme alla ormai nota effervescenza e freschezza che sa esprimere la squadra di Sarri, rappresenterebbe un ulteriore salto verso il concetto di grande squadra.