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La proposizione continua di gioco, la ricerca di soluzioni offensive contro la compattezza difensiva e l’inibizione del gioco avversario. La partita assume un volto prevedibile nel momento in cui la Juventus passa in vantaggio. Da quel momento in poi sosterà, salvo brevi fuori tema, nella propria metà campo. Per contro gli azzurri, abituati a macinare gioco e a far girare palla verso la porta avversaria, reagiscono a tono.
Lo scambio ad alta velocità tra Khedira e Pjanic, culminato con la rete del tedesco, risulterà essere a fine partita l’unica vera occasione confezionata dai bianconeri. Merito di un inesauribile Napoli nella fase di recupero palla, ma anche di un’idea ben precisa della partita imposta da Allegri ai suoi. Un risultato che premia molto l’ordine e l’attenzione della Juventus, ma che poco valorizza la verve e alla freschezza del fraseggio del Napoli.
Il pareggio non scombina più di tanto le carte della Serie A 2016/17, ma apre alla riflessione su come si arriva a dominare un campionato. Riesce a dominarlo chi subisce poco, chi è in grado di attrarre l’avversario nel proprio campo e attenderlo per poi rischiare poco o niente. La cosa triste è che la distanza in termini di nomi e di rosa c’è, ma prendendo in esame lo spettacolo offerto dalla Roma o dal Napoli, la Juventus risulta offrirne meno. Più di tutto, nelle situazioni in cui le sue dirette concorrenti perdono punti perché si esprimono al 90%, le zebre possono esprimersi anche al 70%, ma portano i 3 punti a casa. A fare la differenza è quindi la concretezza e la sostanza, più che l’entusiasmo e il bel gioco e quindi la forma. E, soprattutto, la costanza di risultati.
Lo scontro diretto assume peso determinante fin quando è simile il percorso complessivo. È, però, importante sottolineare come una partita tra Napoli e Juventus o tra la stessa Juventus e la Roma non risulta mai avere un vero padrone, diversamente dal campionato. Sono partite come quelle di ieri, il cui risultato ha sorriso, nel complesso, più alla Juventus che al Napoli, ad accrescere la consapevolezza che con il lavoro e con un’attenzione sempre ad alti livelli per tutto il corso del torneo, la storia della Serie A può non essere scritta in partenza, magari già a partire dalla prossima stagione.
Chissà che aggiungendo un po’ più di sostanza ad una forma gradevole le cose non possano cambiare.

 

  • Prudenzio©-Capo dei DISTURBATI

    Caro Breglio, premetto che ancora la mente non mi si e’ raffreddata da ieri.

    Alla fine la partita l’ho vissuta con molto e ben piu’ tormentato impeto interiore (ed esteriore) di altri amici azzurrissimi, che mi hanno giustamente rimproverato… mi sono ingiustamente incazzato con il Mister… ma purtroppo l’ODIO per i decolorati prescritti e’ troppo forte.

    Credo che la SSCN dell’era Aurelio sia una macchina costruita per crescere in continuita’, ma non per vincere.

    Forse un giorno potra’ anche vincere uno scudetto, ma rimarrebbe comunque un episodio, come la Sampdoria di Paolo Mantovani, o la Lazio di Cragnotti.

    Come si diventa una grande squadra non lo so, senno’ possiederei tanti soldi quanto ADL nella vita…tuttavia, in sintesi le chiedo: che cos’e’ questa ”sostanza” che ci manca?

    Non e’ che, alla fine, forse e’ solo un po’ di buona sorte?

    • Marco Breglio

      è evidente che la sorte ha giocato più e più volte in favore dei decolorati, mentre dalle parti degli azzurri si è vista poco o, addirittura, ha remato contro il Napoli.
      Per quanto riguarda la macchina in crescita, io credo che è sia stato così fino ad adesso, ma ora siamo di fronte a un bivio: fare lo scatto decisivo per vincere qualcosa o restare nel limbo dei secondi. Scatto che potrebbe consistere già solo nel tenere i gioielli di prospettiva che sono stati acquistati, o, comunque, reinvestire gli introiti delle cessioni in maniera mirata e intelligente.
      Credo che, per la salute del campionato, bisogna tornare a quando lo scettro passava di mano in mano con rapidità maggiore di quanto non faccia negli ultimi anni. E magari episodi vincenti rimarranno episodi, ma si potranno ripetere con un po’ più di probabilità.
      Io non credo che se dovesse succedere di vincere si farebbe la fine del Leicester, proprio in virtù della lenta e solida crescita della società e, soprattutto, della rosa. Il tempo risponderà, non precludiamoci un po’ di ottimismo!

      • io l’ho sempre detto che dalle parti di Torino giocano anche fattori esoterici che sfuggono all’umano controllo