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NAPOLI – «Se vinco lo scudetto, mi faccio un enorme tatuaggio sulla schiena, speriamo di farcela, spero di avere questo grande scudetto sulla mia pelle». Marek Hamsik vuole rendere orgogliosi i tifosi del Napoli e, nel corso della diretta su Facebook, gli fa questa promessa. Oltre all’obiettivo scudetto, però, non vede l’ora di superare il record di Maradona (115 gol): «Riuscirci (al momento a quota 114 ndr) sarà qualcosa di storico anche perchè sono un centrocampista e sono riuscito a segnare tanti gol. Così sarò ancora di più nella storia di questo club, poi sarò superato, ma questo sfizio me lo voglio togliere».

IL NUMERO DI MAGLIA – «Ho scelto come numero di maglia il 17 per la mia data di nascita che è 27-7-’87, si trova sempre il  7 in mezzo e allora volevo un numero che avesse il 7 in mezzo. A Brescia 7 e 27 erano occupati e allora ho scelto il 17 e da quel momento non l’ho più cambiato nè lo cambierò più. Ce l’ho tatuato pure sulla pelle».

IL GOL PIU’ BELLO E GLI IDOLI – «Il gol più bello che ho segnato? Ce ne sono stati più di uno: quello contro il Milan è stato un bel gol; quelli contro la Juve a Torino; la finale di Coppa Italia quando abbiamo vinto 2-0, questi mi sono riamasti più nel cuore. Il mio idolo da bambino erano Nedved per la sua carriera, un po’ mi ritrovo in lui, abbiamo fatto una strada simile e poi Zidane per la sua classe. Per me essere capitano del Napoli è una grande emozione, è un onore difficile da descrivere, Napoli è una città che vive solo di calcio e rappresentarla come capitano è un onore e una responsabilità e sono contento di portarla io».

NAPOLI E FAMIGLIA – «I tatuaggi più significativi che ho sono quelli dei miei figli Christian, Lucas e Melissa, i miei bambini, li amo tanto. Cosa mi manca di Napoli? Un po’ di tutto, qui si sta bene, c’è il mare, c’è sempre caldo, la gente è sempre sorridente, si mangia alla grande, per quello sono ancora qua dopo 10 anni, perchè Napoli mi è rimasta nel cuore. Il piatto tipico napoletano preferito? Pasta, pizza, mozzarella. In vacanza mi mancherà il riso al parmigiano, non è un piatto tipico ma mi piace».

A FINE CARRIERA – «Quando smetterò di giocare a calcio – conclude il capitano – tornerò a casa mia, è da quando avevo 14 anni che sono lontano dal mio Paese, tornerò nella mia città d’origine a vivere con la mia famiglia».

Fonte:

corriere dello sport