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A voi che sognavate il Mister X last minute promesso da De Laurentiis, benvenuti sulla terra. A meno che non vi accontentiate di Inglese.

Per complessità dei contratti e per rigidità tattiche di Sarri, il Napoli raramente ha concluso acquisti-lampo. Per cui gli ultimi giorni, in cui i giornali si sbizzarrivano a far circolare i nomi affascinanti dei vari Suarez, Castillejo, Chiesa e Berardi, o anche Rulli per quanto riguarda la vicenda Reina, mi hanno lasciato sinceramente impassibile.

Era evidente già un mese fa, e ne ho scritto (link), che il Napoli aveva scelto una strategia conservativa in questa sessione di calcio mercato. La Società ha infatti scelto di blindare i top, acquistando solo Mario Rui, Ounas, oltre ad Inglese per l’anno prossimo, per un esborso di 67,75 milioni di euro, considerando anche i riscatti di Diawara, Maksimovis e Rog.

Un errore dal mio punto di vista, e nel precedente articolo ne spiegavo il motivo. La conclusione del calciomercato lascia però spazio a valutazioni aggiuntive. Il Ds Giuntoli è infatti riuscito a fare colpi in uscita vendendo in modo brillante Pavoletti, Strinic, Zapata. Un lavoro egregio che ha permesso di incrementare il tesoretto accumulato dal Napoli, di sfoltire la rosa e di abbassare il monte ingaggi, ingrossato negli ultimi mesi dagli onerosi rinnovi di Koulibaly, Albiol, Hamsik, Mertens, Insigne e Ghoulam, quest’ultimo prossimo al rinnovo.

Sono infatti 80 milioni di euro incassati dalle uscite di Zapata, Strinic, Pavoletti (considerando anche la seconda rata – 45 milioni – relativa alla cessione di Higuain che verrà incassata quest’anno). Il passaggio alla fase a gironi in Champions porta invece nell’immediato circa 30 milioni nelle casse del Napoli ma, in base al percorso della squadra azzurra nella competizione europea, i ricavi potrebbero anche salire a più di 60 milioni di euro.

Insomma, è evidente che quello che non manca al Napoli, oltre al bel gioco, sono i soldi. Denaro fresco che la società aveva il dovere di investire per rinforzare la rosa. Ma la squadra si presenta tuttavia ai nastri di partenza con gli stessi difetti emersi lo scorso anno. In particolare mi riferisco alla mancanza di alternative di pari livello in alcuni ruoli.

Non lasciamoci infatti incantare dal brillante inizio di stagione. Una società che vuole mettere una seria ipoteca sulle possibilità di vittoria, cerca di prevenire anche possibili situazioni di crisi. Se ad esempio Hjsay o Callejon prenderanno un raffreddore alla vigilia della trasferta di Manchester, affronteremo la squadra di Guardiola con Maggio e Giaccherini? E’ evidente che in questi due ruoli c’è un gap rispetto al lavoro di miglioramento della rosa fatto per il centrocampo, che offre alternative di pari livello. Senza addentrarci inoltre nella vicenda Maksimovic, che Sarri considera ancora ultima scelta, e la pessima gestione del caso Reina.

Un vero peccato che non si siano affrontati questi nodi, soprattutto visto il bottino del Napoli. Speriamo di non doverci mangiare le mani per non aver osato, come già successo nel recente passato con gli infortuni di Milik ed Albiol che fecero sbandare il Napoli per un mese, facendoci perdere quei punti decisivi che sono poi costati il secondo posto e l’accesso diretto dalla Champions. Uno dagli errori dovrebbe imparare, dico io…

In passato ho già evidenziato che il fatturato del Napoli quest’anno dovrebbe superare i 307 milioni di euro, in forte crescita rispetto ai 155,35 milioni del 2015-2016. Ma quello che mi preme mettere in evidenza è che ad incidere in modo importante sul fatturato sono i ricavi da Champions, che fortunatamente anche quest’anno saranno confermati, e le laute plusvalenze degli ultimi anni (Higuain in primis, ma anche Cavani, Lavezzi). Tutti fattori non strutturali.

Per rendere stabile nel tempo la crescita del fatturato e, possibilmente, per incrementarlo, il Napoli ha quindi due strade: o vincere, e per questo dovrebbe appunto ogni anno investire per migliorare la rosa, oppure aumentare i ricavi commerciali. E qui entra in gioco il tema Stadio

E allora forse è ora venuto il momento che in casa Napoli finalmente si affronti questo tema e magari si pensi a sfruttare il tesoretto accumulato ed il momento storico – con un fatturato in crescita ed una continuità del percorso europeo della squadra –  per investire ed attivare una nuova fonte di reddito per la Società azzurra: lo Stadio.

Nell’ultimo assestamento di bilancio il Comune di Napoli ha eliminato ogni pendenza con la Società Calcio Napoli. Fatto che potrebbe quindi aprire una nuova stagione di dialogo e di condivisione di strategie, a vantaggio di tutti: città, squadra e tifosi. Ed inoltre ha inoltre contratto un mutuo di 25 milioni di euro con il Credito Sportivo, con il quale verranno fatti alcuni lavori per rifare il trucco all’impianto di Fuorigrotta in vista delle Universiadi che nel 2019 si svolgeranno a Napoli.

La palla passa ora ad Adl. Decida cosa vuol fare: costruire finalmente un nuovo stadio, sicuramente strada affascinante ma impervia e più onerosa, o in alternativa, puntare definitivamente sul San Paolo, realizzando quindi anche economie di scala con gli investimenti già posti in essere dal Comune per l’impianto di Fuorigrotta?

Dal mio punto di vista la seconda via è più concreta e fattiva.

AdL ed il Comune facciano finalmente sinergia e firmino una Convenzione pluriennale e vantaggiosa per entrambe le parti, che possa prevedere anche utilizzi alternativi di alcune aree dello Stadio, in modo da renderlo uno stadio moderno e vicino agli standard europei, anche per servizi accessori di qualità.

Le potenzialità che la ristrutturazione del San Paolo può portare alle casse del Napoli sono importanti: introiti legati all’apertura dell’impianto anche oltre i giorni delle partite, ricavi legati a sponsorizzazioni al merchandising, ad eventi, ristoranti, parcheggi, negozi e musei che potrebbero sorgervi, o aree per i tifosi Vip, come gli skybox o Aree hospitality. Uno stadio moderno è infatti anche un ottimo strumento di marketing. E’ stato calcolato che i ricavi annui riconducibili allo Juventus Stadium si sono aggirati intorno ai 50 milioni.

Le chiacchiere sulla ristrutturazione dello stadio San Paolo si protraggono ormai da anni. Troppi.

Da questo punto di vista alla Società e alle Istituzioni cittadine è mancata una vera progettualità, un programma di crescita a medio-lungo termine. Ma ora che la struttura patrimoniale del Napoli è in via di consolidamento, anche grazie alle maggiori possibilità di una permanenza duratura in Champions grazie ai quattro posti per le squadre italiane previsti dal prossimo anno, la questione Stadio è diventato un discorso non più rinviabile. Ed ora, come non mai, ci sono tutte le condizioni per giungere ad una positiva soluzione della vicenda.

Fonti: Gazzetta dello Sport, Sole 24 Ore, Vesuvolive.it, Calcio&Finanza