“O’ sparagn’ nun è mai guadagno” mi ripeteva sempre mia nonna da piccolo. Saggezza popolare che però non trova sponda in Aurelio De Laurentiis.

Intendiamoci, il Presidentissimo ha speso tantissimo per rinforzare negli anni questa rosa, abbinando il rafforzamento della squadra ad una attenta ed oculata gestione di bilancio che ha permesso al Napoli di aumentare notevolmente il fatturato e di essere stabilmente ai vertici. Inoltre quest’anno, cosa da non trascurare, ha confermato tutti i big senza cedere alle sirene dei grandi club europei per i vari Koulibaly, Mertens, Hysaj. Questi sono sicuramente meriti che vanno riconosciuti ad Adl.

Quello che però non convince di questa prima parte di calcio mercato è il non aver saputo osare.

Questo è infatti un anno decisivo per il futuro assetto di bilancio e societario del Napoli. Per la prima volta il Napoli sforerà il tetto dei 300 milioni di euro di fatturato, le principali avversarie si sono rafforzate tecnicamente e societariamente, vedi Milan e Juve (nonostante la cessione di Bonucci). Ma il Napoli e la città, mai come prima negli ultimi 30 anni, nutrono speranze importanti quest’anno, grazie soprattutto all’organizzazione di gioco che Mister Sarri ha saputo dare alla squadra.

E allora perché non osare? Perché non approfittare del “combinato disposto” di un meccanismo perfetto messo in campo dal Sarri e dell’ aumento di fatturato, per sferrare un colpo decisivo per la riduzione del gap sulle principali avversarie?

Che Maggio abbia fatto il suo tempo o che Tonelli non sia “da Napoli” lo pensiamo tutti. Allora migliorare una rosa che, è da dire, è difficile da rinforzare visto l’alta qualità dei giocatori e dei giovani del Napoli, significa individuare quei “punti deboli” che ancora esistono, ed osare. Perché quindi non rinforzare quello in cui abbiamo mostrato carenze l’anno scorso? Ad esempio i terzini o la difesa stessa. Senza trascurare, tra l’altro, che tutti i giocatori hanno un anno in più: Mertens, Hamsik e Callejon hanno 30 anni, Albiol 32 anni e Reina, che ancora non ha un valido sostituto, ne ha 35.

E allora, pur non sottovalutando l’acquisto di Ounas, anche questa campagna acquisti sta, al momento, dimostrando i soliti limiti della strategia della società: si investe laddove prima si cede un giocatore. Visto ad esempio che Maggio non ha mercato ed è difficile da piazzare, allora ci si tiene Maggio. Per carità, nulla contro Maggio che è un professionista esemplare, attaccato alla maglia e che ogni volta che viene messo in campo (rarissimamente per la verità) continua a dare il suo onesto contributo alla causa. Ma una società che vuole vincere rinforzerebbe la rosa in quel punto del campo, penso a Widemar o De Sciglio, anche se per un anno devi pagare uno stipendio in più. Soprattutto quest’ anno che il fatturato ti permetterebbe di farlo. Analogo discorso per Tonelli: essendo nella rosa del Napoli quello sul quale probabilmente Sarri punta di meno, nonostante sia stato un suo pupillo ai tempi di Empoli, una società che vuole vincere andrebbe a cercare sul mercato una alterativa che faccia salire il tasso tecnico della difesa, permettendo una maggiore rotazione dei giocatori, visto anche i notevoli impegni che attendono il Napoli quest’anno.

Come tutte le squadre italiane stanno dimostrando, mettendoci bei quattrini in questo mercato, il calcio premia chi investe. Solo vincendo si incrementano i fatturati (a maggior ragione per il Napoli che non può contare su assets importanti, come lo stadio di proprietà, ed il cui fatturato si regge su operazioni straordinarie, come la vendita di Higuain). Ma per vincere bisogna acquistare.

Lo status quo nel calcio è un delitto. E, di fatto, il Napoli pare abbia scelto la strada dello status quo quest’anno. Per carità, sempre meglio che vendere i gioielli di famiglia come fatto negli anni passati. Ma è ancora poco per recuperare il gap con la Juve.

Un’altra occasione sprecata, quindi? Per me si. Intendiamoci, con questa squadra ci divertiremo alla grande quest’anno, ma per lo scudetto la vedo dura.  Ci resta la speranza, sempre più flebile a dire il vero, che l’ultimo mese di mercato possa sortire qualche sorpresa, ma soprattutto quella legata al campo, con il Mago Sarri che sappia smentirci superando tutti i divari tecnici, societari e di budget, grazie all’organizzazione di gioco che, solo lui in Italia, sa garantire. E sarei io il più contento di tutti ad esserlo.