Inter-Napoli 0-3 (dedicato a Cruccu)

ll nostro Domenico Serra risponde per le rime a Matteo Cruccu, che nel sito del Corriere della Sera aveva scritto quanto segue…

Me lo ricordo ancora il collega gongolare: “abbiamo espugnato San Siro dopo 17 anni “, condito da qualche infingardo “serie B”. Me lo ricordo bene il collega partenopeo dopo quello 0-3 per una volta bugiardo (vedi mattane di Rocchi) in quest’anno di altrimenti meritata via crucis. “E’ tornato il Napoli di Maradona”, “è tornata la (peggior) Inter degli anni’90”: questo il verdetto dopo quello 0-3. Guarda un po’ il calcio come è strano: dopo otto giornate il Napoli di Maradona in odor di scudetto e l’Inter degli anni 90 in odor di retrocessione si giocano un grazioso testa a testa per un piazzamento (forse) in Europa League. Il trio delle meraviglie, Cavani-Hamsik-Lavezzi, il nuovo Ma-gi-ca (per i più giovani Diego, Giordano e Carnevale), ridotto a sgomitare con i miserelli Coutinho-Alvarez-Zarate. O il gran motivatore, il Mourinho dei noialtri ( quello per cui spingere-un-avversario-si-fa-per-motivare-la-squadra) costretto a sentire l’alito, il punticino, del povero vecchio Ranieri. Tranquilli rosso-bianco-neri, l’Inter non è arrivata da nessuna parte. E non arriverà lassù da voi. Siamo destinati a vincerne due. E a perderne altre due, quest’anno. La somma è zero. O sesto posto, appunto, al massimo. Ma su di noi, nessuno scommette una lira, pardon un centesimo, da quel dì. Su quelli lì, gli azzurri del terzo scudetto, tutti. Quindi sommo è il piacere di dover sapere che ce la giocheremo, da pari a pari, punto a punto, per conquistare una trasferta a Cipro o a Malta. Cantanapoli, canti ancora?


Dite a questo Cruccu che siamo stufi di questo linguaggio antisportivo, ammetta solo che ha paura di rincontrarci e che l’Inter è come un albergo che fa solo mezza pensione. E io costui non lo conosco e sospetto lui non conosca me. Potrebbe essere un gran politico, un magistrato, un sarto, un calzolaio, un giornalista. Di questi tempi il mio interesse maggiore per i giornali, è fuori all’edicola dove si reca Fiorello dove si può dire la verità.

Ma è palese che sia inciampato in confronti quasi paradossali tra due società che di calcio, tra periodi storici imparagonabili, obiettivi di bilancio diversi, modelli finanziari fallimentari da un lato e in regola dall’altro, stipendi indecorosi un po’ come paragonare quelli di Cruccu col mio, quantità di vittorie, in comune non hanno nulla.

Ma io sono Domenico Serra, chi vuoi che mi conosca.

Anche io proprio in quel periodo avevo un collega interista, dopo quella partita lui mi chiamò, fu lui proprio a dirmi che pur senza una svista di Rocchi, la prima a nostro favore, l’Inter di palloni ne avrebbe presi dieci. Diciamo la verità, il collega di mister Cruccu ha un po’ esagerato, ma lo ha anche un po’ preso in giro, da queste parti diremmo che l’ha paragonato al Duca Alfonso Maria Di Sant’Agata dei Fornai del 1954. Quando i nipoti di Cruccu lo studieranno sui testi universitari forse anche da quelle parti capiranno qualcosa di Napoli, qualcosa.

Ma poi come si fa a nominare il Napoli di Maradona e di paragonarlo a qualcosa che sia calcistico. Assurdo.

Dinanzi al calcio siamo tutti dotti professori, perdiamo etica come per una giocata come se fossimo l’Ivànovic di Dostoevskij. Che colpa ha Napoli se Eto’o capisce che non è più cosa e al suo posto viene comprato un panchinaro della Lazio, uno della Sampdoria, uno del Velez?

Quest’anno resteremo entrambi a “zero tituli”, lo condivido, c’è chi vince nel tempo costruendo a piccoli passi e chi vince quando è già calcisticamente vicino alla sua fine. Preferiamo aspettare e seminare.

Ho esultato per quello splendido triplete da buon italiano, così come ho scommesso sul Napoli a Milano, meno male direi, ho reinvestito il gruzzoletto contro il Milan, il Manchester City, il Villareal.

A me dispiace per l’Inter, è anziana e immensamente più completa di noi. Napoli è una giovane società che cresce esponenzialmente mentre metà Milano è affetta da cifosi ed ha bisogno di un bastone per sostenere soprattutto le idee. L’altra sembra abbia appena spostato il potere su MSI, galloni zeppi di petrolio russo, Corinthians, Pini e gente con due noi.

Qui non abbiamo sete di vincere, qui diamo da bere; non proclamiamo il nostro testa a testa per il sesto posto in uno spicciolo campionato, ma assistiamo ad una progressiva crescita e ci godiamo le intercettazioni pubblicate da altri giornali; e qui a fine partita non c’è “la pazza Inter amala”, qui senza stonature al centro di gioco ci sono Cannio e Califano, invisibili dirigono uno stadio un po’ zoppo, un po’ malmesso, e senza stonare cantiamo l’inno di un popolo che ha concesso all’intero mondo la nascita del pensiero.

All’ultimo rigo ha quasi indovinato tutto, qui cantiamo e sempre, continuamente, ma noi di affrontare l’Apoel non ci interessa, vogliamo passare solo il turno e tornare a vincere a Milano e senza lo storico “vostro anzianotto” di nome Rocchi.

Ma non è che Cruccu ci cita con un po’ d’astio perché abbiamo dato una lezione sportiva anche al signor Mancini? Chiedeteglielo.

Domenico Serra