Gianfranco Coppola a bordo campo per la Rai, nella foto di Gino Conte

Vista da vicino, è stata fantastica. Lo spettacolo come e più dell’home theatre. Colori e rumori, sospiri e grida. Tutto in stereofonia. Napoli – Manchester City da bordo campo è stata un’esperienza indimenticabile, pur con 30 anni di carriera alle spalle e la fortuna d averne viste tante di partite importanti: sfide-scudetto, finali di Coppa, Mondiali di Calcio. O ancora le cerimonie delle Olimpiadi.
 Il San Paolo si è riempito progressivamente, come quando si scrivono le soluzioni alle parole crociate della vecchia settimana enigmistica. Fino alla magica cornice dell’avvio. In Champion’s il Napoli è un valore aggiunto anche grazie al pubblico. Fantasia e colori, cori e scenografie in ogni settore. La competitività aiuta in questo caso: tutti vogliosi di superarsi per brillantezza e arguzia. Ho visto le squadre entrare in campo. Curiosi e fieri gli inglesi, alcuni dei quali abituati alle grandi platee se ne sono stati sulla cima delle scale che portano agli spogliatoi, il cosiddetto ventre del San Paolo, respingendo coi pettorali un concerto di fischi. Concentratissimi i partenopei. Tra gli addetti, a chi mi chiedeva un pronostico, ribattevo, ma non per dare coraggio: li vedo bene, occhi in partita. Tommaso Starace, il magazziniere-capo, frequentazione solita negli anni in cui “facevo il campo”, l’uomo del caffè bollente, mi ha solo stretto il braccio. E Tonino Albano, altra gloria del back stage, ha sorriso. Erano tutti intorno al preparatore che dettava il ritmo della danza di riscaldamento, da Bigon a Santoro, da Edo de Laurentiis al medico De Nicola. Il patron Aurelio ha scelto di fare un giro di campo per salutare. Qualcuno gli ha urlato “Il Napoli siamo noi”. E lui avrà pensato: ma anche mio. I tifosi però non sono committenti, come qualche volta il patron ha detto parlando del parallelo col cinema. Il calcio è un’altra cosa. I tifosi sono l’anima, il cuore, la tradizione, la fedeltà. Non solo, anzi, ubn aspetto commerciale; tanti biglietti, film ok. Mazzarri invece era come sempre in compagnia. Di se stesso. E di quelle sigarettine magrissime che divora più che fuma per cercare di farsi meno danni. Una mano sulla fronte, la gara vista e rivista prima del via dopo averla preparata col fido Frustalupi, figlio d’arte.
 Campagnaro prima del via aveva talmente voglia che durante il riscaldamento ha chiesto ad un raccattapalle incantato dalla visione dei beniamini a due passi di recuperare subito il pallone. Svelto, svelto: ha scandito secco. E Paolo Cannavaro, capitano e più leader, guidava il gruppo per la sgambatura: uno-due, destra-sinistra. Lavezzi con quello sguardo obliquo ma sorridente, e sempre a “ciuciuliare” con Cavani. I due si parlano sempre, pure quando non sarebbe necessario. Buon segno.
 Mazzarri entrando si è guardato intorno, ha incrociato lo sguardo di Santoro: “Peppe, ma te hai visto? Che spettacolo, che spettacolo, roba incredibile”. E lui, l’asceta della tattica, il sacerdote della tecnica, il trappista del lavoro, ha ripagato tutti. E alla fine se n’è andato a baciarli tutti, uno ad uno. In mezzo, il primo gol di Cavani, il pareggio dell’indisponente Balotelli, il raddoppio del Matador, E quindi, l’assordante uragano di fischi nel finale, quando il ciclopico Tourè, tale non solo per il fisico statuario ma anche per la tecnica di base e la visione di gioco, tentava di avviare, l’azione del 2 a 2. E Silva, quel diavoletto che palleggia e supera gli aversari senza far toccare la palla a terra, correndo col destro e mulinando col sinistro, ha fatto magìe isolate, perle senza il filo per farne una collana. Ma il Napoli di martedi aveva tutto dalla sua: un’assistenza cercata, meritata. Mai fortuna, solo il premio ad una preparazione perfetta. Splendidi tutti, davvero. Per intensità, termine made in Sacchi che rende l’idea. Cazzimmusi, ha commentato uno steward vicino alla mia postazione. Tutto talmente bello, anche per un cronista non più baby, da aver preso sonno quando i vecchi, cari giornali in cartaceo venivano messi in ordine in edicola e le locandine tuonavano a caratteri di scatola: MAGICO NAPOLI.