
Pazza Inter amala, dicono a Milano. E possibilmente battila, ci aggiungiamo noi. Si, perché l’Inter di inizio campionato è sempre un’incognita mica da poco. E se l’anno scorso a Benitez fu dato quasi tutto il girone d’andata, per provare le sue qualità, a Gasperini non hanno concesso manco la quarta di campionato. Una Zamparinata quella di Moratti, la genialata un paio di settimane prima dell’arrivo del Napoli. Pure l’anno scorso andò così, pare proprio che gli azzurri non siano destinati ad approfittare del momento di caos. Sull’altra sponda Ranieri, l’allenatore scafato, quello che alle spalle ha pur sempre anni e anni di carriera. Uno che ha commentato il Napoli a Manchester da opinionista Rai, e se ne è subito innamorato. “I nostri ragazzi”, li definì quella sera, adesso sono i suoi peggior nemici. Un’ammirazione per gli azzurri che non si può negare, complice anche il suo passato, e la ricerca spasmodica della terza vittoria consecutiva che scaccerebbe fantasmi e rilancerebbe le ambizioni. Dopotutto vuole lo scudetto. Napoli spartiacque, gara da vincere assolutamente adesso che tornano pure convocabili Maicon e Stankovic. La sfida del gol alla Scala di Milano: azzurri bravi e cinici nei contropiedi, biscioni caparbi ma anche tanto vulnerabili dietro. Pazzini – Cavani, gli artisti del gol. Uno era il sogno di Mazzarri, l’altro è la realtà che supera pure l’immaginazione. Uno ce l’ha fatta, l’altro se la guarderà in tv. Destino crudele, ingiusto.
Come gioca l’Inter
Da Gasperini a Ranieri il passo è breve, ma significativo. Uno giocava con i tre dietro, volendo adattare un modulo a gente che ha vinto tutto giocando a quattro, l’altro si confà a quelle che sono le caratteristiche peculiari della squadra. Lo scienziato e il pragmatico, in mezzo tanti grandi campioni. Ranieri sceglie un ben consolidato 4-3-1-2 che in fase di non possesso si tramuta in un semplice quanto sempre affidabile 4-4-2. Tra i pali c’è il verdeoro Julio Cesar, che nonostante sia uno dei migliori numero uno al mondo, quest’anno sembra un po’ in calo rispetto ai suoi standard naturali. Dalla debacle di Palermo all’ultima di Champions a Mosca, dove è stato trafitto da una punizione centrale (pur aggirando la barriera), il portierone sembra non attraversare un periodo felicissimo, soprattutto nei tiri da fuori. Manna dal cielo per Inler e Hamsik, ben dotati sotto quel punto di vista. La difesa poi non si distingue affatto: Lucio e Samuel impegnati stasera contro gli azzurri, hanno spesso messo in luce sbandamenti non degni del loro prestigio. A destra torna Maicon, mentre a sinistra c’è il dubbio Chivu, che probabilmente sarà sciolto solo alla fine. Il primo ha perso lo smalto dei tempi Mourinhiani già da un po’,il secondo e non ce ne voglia il rumeno, è in caduta libera da un annetto: il Maggio voglioso di questi tempi potrebbe metterlo fortemente in difficoltà. In centrocampo è probabilmente in reparto in cui gira tutto per il meglio, complice l’esperienza pluriennale di Cambiasso in cabina di regia e il sempreverde Zanetti, uomo a tutto campo. A completare i tre potrebbe esserci ancora una volta Obi, autentica rivelazione di quest’inizio di stagione interista. La chiave della partita è proprio la mediana probabilmente: gli inserimenti di Cambiasso e la velocità improvvisa di Obi potrebbero creare qualche fastidioso grattacapo ai partenopei. Proprio la verve scatenata del nigeriano a sinistra potrebbe tenere Maggio più bloccato in difesa. In avanti i nerazzurri rappresentano un rebus almeno per ora: Ranieri calerà il tris solo stasera probabilmente, mischiando le carte più di una volta. Pazzini il recuperato illustre, potrebbe partire dalla panchina, Milito l’infortunato dell’ultim’ora dovrebbe anch’egli essere della sfida, e Forlan sembra l’unico certo del posto, con Zarate che dopo il gol vittoria in Champions scalpita non poco. Quattro per due maglie, perché a sostegno agirà uno tra Coutinho e Alvarez, con il primo leggermente in vantaggio. Fantasia e senso del gol per fermare il Napoli, che dovesse passare indenne il primo quarto d’ora, avrà già sfatato mezzo tabù. Per il resto, ci saranno gli altri settantacinque minuti…
Antonio Perillo