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Ora che bisogna incollare i cocci, e c’è il rischio che riuscirci richieda un impegno assai simile ad un’impresa, sull’erba, dove non c’è traccia d’un quadrifoglio, restano rimpianti e anche un pizzico di insofferenza verso il destino: in questo 2021 che sa di odissea vera e propria, e può persino dolentemente trasformarsi in disfatta tecnica (ed economica), s’è presentata, non certo sotto mentite spoglie, la dea bendata, che ha voltato le spalle al Napoli e l’ha lasciato lì, tra sospiri e imprecazioni, a leccarsi le ferite e a contare le sconfitte. Dinnanzi ad una serata così cupa e malinconica e avvilente come quella di Granada, solo una serie di alibi può aiutare a difendere una tesi disperata e però anche indiscutibile, perché nove assenti rientrano tra gli eventi straordinari che si possono combattere come fece la Lazio a Bruges, quando a Simone Inzaghi ne mancarono undici, oppure dissolvendosi nel nulla, com’è successo al Napoli che in questa sua annata ha spesso inseguito un’idea e raramente l’ha limpidamente trovata. Però le attenuanti generiche vanno concesse, perché clamorosamente s’è scatenata una concentrazione di eventi che in sequenza ha sistemato in infermeria Ospina, Koulibaly, Manolas, Ghoulam, Demme, Lozano, Hysaj e Petagna e li ha sistemati al fianco di Mertens, che sta lì (certo non ad aspettare) ormai dal 13 dicembre, quando l’ha abbandonato la caviglia sinistra. Lo scrive il Corriere dello Sport

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