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La scelta di Sarri e della Juventus di sposarsi per il prossimo triennio spacca il cuore di due tifoserie. Quella bianconera fatica a riconoscersi in un allenatore che appare lontanissimo dagli standard abituali per stile, filosofia e trascorsi professionali. Quella napoletana rinfaccia al Comandante, con cui ha sognato di strappare lo scudetto ai rivali, una sorta di tradimento.

Difficile dire quale delle due stia vivendo con più sofferenza e fatica questo momento. A Torino in fondo sono abituati al decisionismo di una società che ascolta tutti ma poi fa di testa sua. Fu così, solo per restare all’epoca recente, con Fabio Capello strappato alla Roma e anche con Allegri paracadutato dalle vacanze a Vinovo nelle ore calde dell’addio di Conte.

E’ vero che l’onda lunga del malcontento è resa più visibile e poderosa dall’era dei social network, che ingigantiscono le voci all’opposizione rendendo marginale nel dibattito la maggioranza silenziosa, però è difficile immaginare che Agnelli, Paratici e Nedved (oltre allo stesso Sarri) si lascino in qualche modo condizionare.

Più interessante analizzare la reazione di Napoli e dei napoletani per quello che viene vissuto come un vero tradimento. Sarri non ha rappresentato solo l’allenatore dei 259 punti in tre anni, dello scudetto perso in extremis a Firenze e del record di Higuain, dell’assalto (fallito) al Palazzo del potere e della rivoluzione costruita sulle fondamenta del gioco.

Sarri è stato per Napoli la speranza di alzare la testa, illusione di riuscire a scrivere una storia diversa dal solito epilogo e di farlo seguendo un uomo ruvido e prodotto di quella terra, anche se con l’accento toscano. Un tifoso del Napoli sulla panchina del Napoli, contro la Juventus, facendo rivivere le emozioni coinvolgenti dell’età dei Maradona e Platini.

Si può pensare che adesso Sarri stia tradendo il suo popolo? No. E’ sbagliato. Sta solo facendo una scelta professionale logica e inattaccabile perchè nessuno direbbe no alla panchina della Juventus avendo la possibilità di arrivarci da vincente e cresciuto professionalmente dall’esperienza al Chelsea.

Accusarlo di diserzione è una follia. Facendolo, i napoletani ragionando col cuore e non con la testa e dunque sono perdonabili, però non ha senso rievocare parole dette in passato, in contesti diversi, per denunciare il cambio di determinazione di un uomo che alla causa del Napoli ha dato tutto. Da vero professionista.

Semmai il suo approdo alla Juventus, accolto con tutti gli onori dai dirigenti che ha combattuto con fierezza sul campo e fuori, può far chiedere perchè De Laurentiis non abbia avuto la forza (volontà?) di investire ulteriormente su di lui. Poteva essere il ponte verso il futuro, se n’è andato con un addio urticante al di là delle facciata. Ora torna da avversario – non nemico – è sarebbe bello che il San Paolo lo accogliesse alla prima occasione con un grande applauso rendendogli omaggio per il suo passato.

Accadrà? E’ probabile che a lui venga riservato il trattamento Higuain, un altro partito con appiccicata l’etichetta di traditore. Napoli eleva e brucia i suoi idoli con velocità impressionante. Questa volta, però, fischiare Sarri sarebbe soltanto una grande occasione persa.

Giovanni Capuano per Panorama.it

Giovanni Capuano

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