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Anche i maestri sbagliano. Ogni buona intenzione può non essere abbastanza. Ogni lasciata è persa ma non è una tragedia.

In una giornata sterile di gol e di emozioni, anche il Napoli cade nel vortice della pucundria. Zielinski fuori ruolo sbaglia due occasioni che, senza nulla a pretendere, pure Insigne bendato e su una gamba sola avrebbe messo in porta. Come se non bastasse Mertens, mosso da pietà nei confronti del compagno oltremodo sconfortato e, forse, inconsolabile, decide di fare peggio e, fregandosene dell’autostrada apertasi dinnanzi, decide di tirare addosso al portiere viola facendo così svanire, miracolosamente, tutte le maledizioni che fino a quel momento erano piovute su Piotr. Chiamatelo spirito di squadra così farà meno male. La sostanza è che gli azzurri sono scesi in campo troppo stanchi ed azzoppati in seguito alle assenze di Ghoulam ed Insigne. La fascia sinistra, senza di loro, ha la stessa efficacia della cosiddetta forchetta nel brodo….a voi l’inevitabile conclusione. Anche il centrocampo è apparso lento, macchinoso e privo di idee e l’ingresso di Rog non ha fatto altro che accrescere gli innumerevoli punti interrogativi in proposito. Il croato si presenta da subito in forma e propositivo, una scarica di energia abbinata ad un talento puro che avrebbe, sicuramente, bisogno di più spazio. Perché tenerlo in panchina tanto tempo?

Il triplice fischio porta con sé molti interrogativi e poche risposte ma la certezza che quanto di buono fatto, sino a questo momento, non si cancella per una fase di appannamento. Non è il solito Napoli che siamo abituati a vedere ma gli azzurri sono ancora lì.

Se, a questo punto, fossimo primi nessuno avrebbe il coraggio di festeggiare lo scudetto e allora, adesso che siamo secondi, perché pensare di averlo perso?

 

“OGNI BELLA SCARPA ADDIVENTA SCARPONE” (MOMENTANEAMENTE!!)