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Se pensiamo al Sarri di Napoli, e lo immaginiamo sulla panchina della Juve, ci vengono in mente almeno due situazioni che dovrà completamente rivedere, salvo rischiare un clamoroso naufragio alla guida della squadra decisamente migliore del nostro campionato. E non ci riferiamo certo all’abbigliamento: il problema di Maurizio alla guida dei bianconeri non sarà la tuta al posto della cravatta, ma questioni assai più rilevanti.

CASO 1: IL MERCATO – Sarri si è sempre vantato di non dare indicazioni al Napoli sui calciatori da comprare: lui indica i ruoli che necessitano di rinforzi, non i nomi preferiti, che è la società a scegliere. In questo modo sgombra il campo dai sospetti: non è sponsor di alcun giocatore, non ha legami di sangue (e di interesse) con alcun procuratore. Una situazione che però, all’atto pratico, diventa controproducente erischia di creare tensioni fortissime tra allenatore e società. Al Napoli è successo con calciatori che De Laurentiis ha acquistato, pagandoli anche cari, e Sarri non ha quasi mai utilizzato perché non li riteneva adatti al suo calcio (da Maksimovic a Pavoletti, i casi sono tanti). Alla Juve questo non potrà succedere: l’allenatore dovrà condividere la responsabilità delle scelte con i dirigenti. Vi immaginate un giocatore che arriva a Torino pagato 40 o 50 milioni e non vede mai il campo perché non piace a Sarri, che prima non l’ha detto?

CASO 2: L’IMPIEGO DEI GIOCATORI – A Napoli, Sarri ha scelto undici elementi, facciamo dodici, ed è sempre andato avanti con quelli. L’aspetto positivo è che i prediletti hanno imparato e mandato a memoria gli schemi di Maurizio, con risultati straordinari anche sul piano della spettacolarità; il lato negativo è legato al fatto che questa dozzina di giocatori è stata spremuta mentre tutti gli altri quasi non sono esistiti e hanno anche perso valore sul mercato. Non a caso il Napoli, nell’ultima stagione di Sarri, è stato sbattuto fuori in malo modo prima in Champions e poi in Europa League e ha dovuto puntare tutto sul campionato. Ecco, alla Juve non dovrà e non potrà succedere nemmeno questo.

Quanto abbiamo visto al Chelsea, però, ci fa intuire che forse Sarri qualcosa ha cambiato nel suo modo di gestire le squadre e gli organici. E si è trasformato in un allenatore un po’ meno visionario e un po’ più concreto. Da grande club, insomma. Stefano Agresti per IlBianconero.it

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