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Insofferente agli elogi, troppo presto candidato ad una qualificazione Champions, scettico sul ritrovato ruolo di protagonista del campionato il Napoli sceglie la squadra ideale per autoflagellarsi. L’Az Alkmaar che lascia 13 giocatori in quarantena nella piccola città con poca storia nel calcio olandese, un allenatore pragmatico che si attrezza contro il Napoli delle tre vittorie su tre e dei 12 gol fatti, ne studia bene il veloce e spietato gioco in verticale. Sballate le previsioni: chissà quanti ne prendono gli olandesi, una sfidai impari sembrava. Questa l’atmosfera dell’attesa che rende ancora più dura la sconfitta interna nella prima di Europa League, ancora più evidente l’asfissia di un gioco che ricorda il peggior Napoli dello scorso anno, un milione di passaggi senza mai disturbare il portiere olandese Bizot, entrato in scena solo quando con il suo vocione piazza la barriera.
Tutto secondo logica, però. Se il Napoli si compiace del solo possesso palla, se piazza le tende nella metà campo avversaria fino ad eliminare gli spazi alle spalle dell’Az, se gli scattisti esterni non sanno come prendere in velocità gli avversari, Lozano con Svensson e Politano con Wjindal pur mostrando buona volontà; se Osimhen rimane ingabbiato e non porta la palla avanti con la forza motrice di un Tir, se Mertens vaga tra le linee come chi perde la memoria, se avviene tutto questo la partita è segnata.
Gattuso sceglie una formazione molto simile a quella delle recenti vittorie. Conferma preferisce il roccioso Hysaj difensore sinistro a Mario Rui. Collabora meglio alla manovra e non doveva certo preoccuparsi di un finto attaccante destro Sugawara. Per appesantire l’ingorgo c’è Koulibaly di nuovo fuori misura in difesa e con la velleità ieri di organizzare il gioco a centrocampo, dove l’esclusione di Kakayoko consente a Lobotka di mostrare tutti i suoi passaggetti inutili, senza mai tentarne uno a medio raggio per Politano e Lozano. Due che finiscono per incollarsi addosso agli avversari piuttosto che superarli nell’uno contro uno, creare spazi verdi, imporre superiorità numerica sulle fasce, squilibri nella difesa olandese.
Il Napoli così convinto del suo nuovo modulo dopo gli ultimi successi insiste. Opera i cambi ma sullo stesso assetto, senza una variante tattica. Qualcosa di potrebbe tentare. Magari tirando fuori il flebile Mertens per un Petagna che faccia da apripista ad Osimhen, invece il Napoli li alterna in una staffetta che nulla di nuovo produce. Con la squadra sbilanciata in avanti e senza spazi il gigante nigeriano non svetta di testa e si gira a fatica. Peggiore l’esito del cambio a sinistra, dove a Lozano subentra un ancora impresentabile Insigne.
Certe partite sono scritte. Prima o poi l’attimo fatale. Coincide infatti l’intraprendenza sulla destra del difensore norvegese Jonas Svensson, interrompe il duello con Lozano ed offre al 22enne centrocampista Dani De Wit l’assist irrinunciabile, perché Maksimovic e Koulibaly vanno intanto a consultare il meteo. Dove sono? Quasi non cerchino altro che una pioggia gelata. Antonio Corbo per Repubblica

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