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Sulla vittoria si leggono le impronte digitali di Alex Meret. C’è il futuro del Napoli nelle sue mani. Grandi e magnetiche come calamite. Essenziale la prontezza di intervento. Acrobazia sobria e mai teatrale. Meret protegge il Napoli quando l’infelice cambio di Younes per il surreale Verdi, la puntuale crisi del 70’ e Antenucci svegliano la Spal. Con una migliore resa atletica, del Napoli va segnalato il rigore morale. Con il secondo posto acquisito, non disarma. Si batte ancora per arrotondare una classifica che può gonfiarsi fino a 82 punti, un po’ meno degli irripetibili 91 di Sarri, rivalutati da due novità. L’affermazione di un portiere più maturo dei suoi 22 anni, ma con immensi margini di progresso. C’è inoltre l’ampiezza dei giocatori provati quest’anno, nulla che non sia chiaro sul valore di titolari e riserve. Splende nel Napoli la sua voglia di vincere, nonostante la ridotta disponibilità di giocatori. Migliora la condizione atletica, che mai aveva rivelato una flessione così lunga in primavera né fermato tanti per malanni muscolari. Sette indisponibili ieri, in realtà sei perché Ospina è tornato in Colombia, essendo improbabile la sua conferma. Sarebbe scattata dopo 25 presenze, ne conta 23. Non si vince se non se ne ha davvero voglia, avendo fuori uso Chiriches, Maksimovic, Diawara, Ounas, Insigne e Mertens. Se ne terrà conto nel programmare la nuova stagione? Il Napoli domina fino al primo gol ed oltre. Rete segnata da Allan con un interno destro alla Insigne. L’aveva più volte sfiorata Younes, tecnicamente dotato, ma il giovanotto ex Ajax cerca spesso più che il gol, un avversario da superare. Dote interessante, ma Younes ne fa uso eccessivo. Ancelotti lo sostituisce dopo oltre un’ora, prova sufficiente. Gli subentra l’impalpabile Verdi che acuisce il disagio del Napoli, già penalizzato da un involuto Fabiàn. Ancelotti però riprende il dominio del gioco. Si accorge che Zielinski continua a giocare da trequartista in un modulo prossimo al 4-2-3-1, con l’energico Allan accanto a Fabian ed un terzetto operoso (Callejòn, Zielinski, Younes) dietro Milik. Ricompone un 4-4-1-1: dentro Ghoulam, l’altro difensore mancino Mario Rui va quarto a sinistra in mediana.Per premiare la qualità della variante tattica, quasi un gioco di prestigio, il destino assegna proprio a Mario Rui il gol di una indiscussa vittoria. Antonio Corbo per Repubblica

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