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C’è ancora chi oggi si chiede quale sia il ruolo di Fabian Ruiz. Una certezza c’è, in ogni modo: non è lui il giocatore adatto per fare il metodista, per organizzare il gioco del Napoli. C’è stato un timido tentativo fatto da Carlo Ancelotti, per verificare se lo spagnolo fosse in grado di poter sopperire alla partenza di Jorginho. Ma il campo ha detto diversamente, ha evidenziato qualità diverse di questo ragazzo, dotato fisicamente e molto forte nella progressione. Le sue accelerazioni possono spaccare una partita, non è difficile vedere gli avversari rincorrerlo e magari aggrapparsi alla sua maglietta per provare a fermarlo. Insomma, è uno che sa come si attaccano gli spazi, magari se si decidesse a concludere con maggiore frequenza, potrebbe avere qualche gol in più rispetto alle attuali 5 reti segnate in stagione, delle quali 3 in campionato. 

INVOLUZIONE — Qualcosa è cambiato, in ogni modo, nel suo rendimento. Dal marzo scorso, Fabian Ruiz ha perso brillantezza, il suo passo non è più travolgente e, soprattutto, è sempre meno implicato nell’azione napoletana. Un calo che si è evidenziato dopo la parentesi vissuta con la propria nazionale, la Spagna, nell’ultima parentesi dedicata alle qualificazione al prossimo Europeo. Il centrocampista spagnolo avrebbe voluto festeggiare la sua prima convocazione con l’esordio, ma un attacco febbrile lo ha messo fuorigioco appena arrivato in ritiro. Addirittura, è stato necessario il ricovero in ospedale per debellarla. Da quel momento, Fabian Ruiz non si è più ripreso, ma Carlo Ancelotti gli conferma di partita in partita, la fiducia. Anche perché se volesse fermarlo non potrebbe farlo, non avendo centrocampisti a disposizione. Sia contro l’Arsenal, sia domenica sera, contro l’Atalanta, l’ex giocatore del Betis non è pervenuto, la critica lo ha giudicato insufficiente, da lui ci si sarebbe aspettato ben altro rendimento. Invece, la sua involuzione è coincisa con quella dell’intero collettivo, apparso stanco e poco lucido, soprattutto in fase conclusiva.

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