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Il solito asse, un diverso Napoli: forse più maturo e responsabile, di certo sotto tono almeno per 45 minuti, comunque vincente. Il film del Dall’Ara è differente per dinamiche e copione offensivo, gli interpreti però sono quelli di sempre: la premiata ditta Insigne-Callejon, la voglia di gol di Mertens, lo zampino di Zielinski. Il risultato dice 3-0 e primo posto in classifica ritrovato. Pur soffrendo, ed è questa la fondamentale e importante novità, Sarri torna da Bologna con un nuovo sorriso e una rinnovata certezza, quella che la propria squadra è finalmente maturata. L’anno scorso una partita del genere la banda azzurra probabilmente non l’avrebbe vinta. Testa svagata nel primo tempo e la necessità di appellarsi ai guantoni di Reina per due salvataggi decisivi, la pazienza di aspettare e far sfogare un Bologna ferito dal 7-1 di qualche mese fa. Poi una ripresa più aggressiva e la consapevolezza che prima o poi, con quei tre lì davanti, un golletto arriverà. Con l’azzurro del club Insigne sembra un altro giocatore ed è proprio il suo piede, come già accaduto 5 volte nelle ultime 9 di A, che a metà ripresa mette Callejon a due metri dalla porta: tutti lo sanno, nessuno però riesce a fermarli. Poi la furia Mertens, forse il meno peggio nell’apatico attacco napoletano dei primi 45 minuti: il belga si batte come fosse alto 30 centimetri in più e allo stesso tempo sfrutta alla meraviglia le sue particolari doti da centravanti. Arriva prima, con la testa (pensante) e con i piedi: chiedere conferma a Pulgar e Mirante, entrambi beffati proprio quando il Bologna cercava di organizzare un tentativo di rimonta dopo il vantaggio di Callejon. Le grandi squadre amministrano, gestiscono gli avversari, pensano il giusto al prossimo impegno in Champions e alla fine vincono le partite. Tutto quello che ha fatto il Napoli nella sera di Bologna. Che ora torna in testa a braccetto di Juve e Inter. Sarà un campionato bellissimo.

Le scelte degli allenatori

Non perdere la rotta verso la testa della classifica, cancellare l’umiliante 1-7 della passata stagione. E’ una partita dalle motivazioni opposte quella del Dall’Ara tra Bologna e Napoli. Sarri lascia da parte le ansie da Champions (mercoledì c’è lo Shakhtar) e si presenta con la formazione titolare, unica eccezione Chiriches per Albiol. A centrocampo con Jorginho e Allan c’è Hamsik, in dubbio dopo le fatiche con la sua nazionale; in avanti il solito terzetto di funamboli. Donadoni invece cambia soprattutto in attacco, dove Palacio viene schierato alle spalle di Destro insieme a Di Francesco e Verdi.

  • Luis05

    ti rispondo di qua angelofusibile 😀

    uhm non saprei……….con solo Ounas stravolgiamo tutto?? ……che ne so al posto di calle con insigne spostato a sx così da avere Hisaie che è più bravo di goulham nel mantenere la posizione difensiva……..lo metti li dalla trequarti in poi e gli dici vai cardillo vai vola e salta l’uomo.

    • angeloazzurro

      O tien o maestro in panchina e te a stà, con sarri si gioca cosi e meno male che ha trovato giocatori che gli hanno fatto capitre certe cose

      • Luis05

        si ok però il gioco di Sarri vive anche di ripartenze…….. quante volte ci troviamo che calle da solo in contropiede non riesce a saltare l’uomo e indietreggia per aspettare aiuti……..lo stesso dicasi per insigne…………….in Ounas potremmo trovare quella freccia d’argento………alla Hamilton………..come dice Marittiello o cardilluzz’…………………

        • angeloazzurro

          ma no anche mertens aspetta e passa indietro

          • Luis05

            ecco è chell’ che n’avessam’ fa…………

  • AntonioMarano

    Riporto!
    Chopper, non puoi definire corta la panchina del Napoli. Capisco la tua critica a priori fondata più su antipatie che su solide ragioni, ma è troppo definire corta la panchina del Napoli. C’è gente che giocherebbe titolare nelle migliori squadre d’Italia e alcuni sono cercati anche dalle più ricche Società d’Europa.
    Comunque, sulla questione sempre stessi cambi, è ovvia la risposta: basta leggere il gioco di Sarri.
    Il Napoli se non incontra infortuni o bisogni strategici legati al risultato, effettua sempre gli stessi cambi per ovvi motivi di calo fisico.
    Il centrocampo azzurro è l’anima della squadra, dove si stabiliscono ritmi di gara e si gestisce la coesione dei reparti. Jorginho mantiene saldi i reparti con un lavoro enorme che prevede addirittura un pressing alto. Il centrale di centrocampo, come i due laterali, sono quelli più soggetti al sacrificio e quindi hanno bisogno di ruotare.
    La cosa buona che noto quest’anno è legata alla sostituzione di Hamsik, la quale lo scorso anno generava un totale disordine tattico con lo spegnimento del gioco azzurro. Quest’anno sembra il contrario. Cosa veramente ottima per Sarri e il Napoli. A confermare l’importanza della panchina azzurra e il valore dei suoi componenti.

    • Prudenzio©-Capo dei DISTURBATI

      E’ Mario Rui che abbassa la media.

      • AntonioMarano

        Per me Mario Rui è forte!

        • Luis05

          Non ancora posso dirlo,così come non posso dire che è na pippa ……..aspetto la sua forza quando gioca.

        • A burraco?

  • Luis05

    Quindi dopo quest’analisi siamo finalmente diventati grandi?? amm’ cresciut’ finalmente la benedetta coda?? ………

    • angeloazzurro

      No dopo st’analisi amm saput cà nun tenimm o colesterolo

      • Luis05

        magari!!!

        • angeloazzurro

          nun nè parlamm

          • Luis05

            stammec’ zitt’ che è meglio……….