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Se tratti sia un big (Icardi) sia uno che non lo è ma che in pochi minuti può darti la scossa (Llorente), vuoi vedere che con il terzo nome prendi entrambi? Perché il Napoli con Leonardo Campana potrebbe prendere, se l’operazione andrà a buon fine, due piccioni con una fava: un potenziale bomber, ma in grado di inserirsi già nelle rotazioni offensive fornendo subito un contributo. Il tutto in un’operazione da 5 milioni che potrebbe rivelarsi davvero un gran colpo.

Leonardo Campana, ecuadoriano, classe 2000, ha mille soprannomi (“El Tigre”, “La torre di Guyaquil”, “El caballo blanco”, “El angel del gol”) ma un ruolo ben definito: centravanti. Ha stazza (1.90 per 80 chili) ma non è piantato, ha piedi buoni e un gran senso sia della porta che della palla. A volte pare sgraziato, ma solo perché arriva sul pallone anche in maniera non convenzionale, allungando le gambe lunghe alla Ibra per anticipare un difensore e inventando tocchi che non ti aspetti. Fa gol, ma difende anche il pallone per quelli che arrivano e gioca di sponda. E ama sgomitare coi difensori, il che ne può facilitare l’adattamento all’Italia e renderlo utile a dare qualcosa fin da subito, anche in pochi minuti. Alla pressione è abituato, viene da una famiglia di alto lignaggio: papà Pablo ha rappresentato l’Ecuador prima come tennista in Coppa Davis e poi come ministro del commercio, nonna Isabel è a capo di un gruppo industriale con un patrimonio a nove cifre. 

Il suo nome è uscito dall’anonimato nell’ultimo Sub 20 sudamericano, dove ha guidato la miglior generazione dell’Ecuador di sempre alla vittoria. Tutti aspettavano gli strombazzatissimi Lincoln (Brasile) o Maxi Romero (Argentina) , invece le aree le ha dominate lui: 6 gol in 9 partite, sempre al centro del tridente del c.t. Celico. È così che gli piace giocare, con due ali veloci con cui dialogare nello stretto, pronte a servirlo e a essere servite. Rapporti con altri centravanti: l’idolo è Lewandowski; il mestiere al Barcelona di Guayaquil l’ha imparato da Jonathan Alvez, “El diamante negro”, storico pirata d’area della Libertadores; in patria lo paragonano a Kaviedes, rispetto al quale però ha più fisico; il laziale Caicedo a febbraio ha twittato che in mezzo all’attacco della Tri per i prossimi anni deve starci lui. Ovvio, si parla di uno che ha giocato 9 partite di calcio senior in vita sua, il passaggio in una realtà di alto livello in Italia è un salto di 4-5 gradini. Però ha fisico e testa per tenere botta, e magari dare pure il suo contributo. Gazzetta.it

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