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Mattia Grassani, legale della SSC Napoli, è intervenuto sulla questione del taglio degli stipendi ai calciatori e non solo ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli: “In ambito sportivo questo tipo di istituto non è codificato. Stiamo esplorando un terreno vergine. Ma ci sono illustri precedenti, in altri contesti lavoratori, come nello spettacolo, dove se l’impresario scrittura un attore o un cantante per una rappresentazione teatrale, che poi non va in scena non per colpa dell’impresario ma per causa di forza maggiore, a quel punto il cantante o l’attore non può rivendicare il suo compenso contrattuale. Questo è il contesto generale. Dunque: per causa di forza maggiore il datore di lavoro, ossia il club, è sollevato dall’onere di retribuire lo sportivo. Oramai tutto il mese di marzo non si giocherà, la società non può allenare né usufruire delle prestazioni né far crescere il bagaglio tecnico del calciatore attraverso riunioni in sede. E tutto questo non avviene per colpa dei club, per questo il compenso va sospeso. Quando l’atleta si ripresenterà agli ordini dell’allenatore avrà, inoltre, un patrimonio che si sarà decrementato. L’allenamento, ad esempio, non sarà lo stesso, la parte atletica sarà da reimpostare. Il club, quindi, se dovesse pagargli lo stipendio avrebbe un doppio danno, perché poi deve applicare una full immersion del suo staff sul giocatore, quindi deve lavorare anche di più”.

LE POSIZIONI DI CALCIATORI E PRESIDENTI – “Bisogna attingere dalla sensibilità di tutti. Non ho sensazioni, non so se i calciatori sono più o meno favorevoli. I presidenti lo sono maggiormente. Ma qui non è un problema di posizioni sindacali, si tratta di comprendere l’assoluta eccezionalità e irrepetibilità di ciò che sta accadendo. Un sacrificio dei calciatori consentirebbe ai club di limitare i danni e ripartire con qualche certezza in più. Noi abbiamo 80 club, società di capitali, che tra Serie B e Serie B, rispetto alle quali questa tragedia avrà un impatto ancor più devastante. Se noi abbiamo perso in termini di diritti tv, biglietti al botteghino, abbonamenti di cui si chiederà il rimborso… Anche voi che siete i co-protagonisti del tutto non potete esimervi. Si può ragionare sulle percentuali, ma in questo momento bisogna affidarsi alle risorse interne per ripartire. Un bell’accordo intersindacale tra leghe, calciatori, associazioni calciatori, direttori sportivi, preparatori atletici, possa dare un segnale importantissimo a tutto il Paese”.

PIANO A E PIANO B – “Il piano A è terminare il 30 giugno. Nella malaugurata ipotesi in cui non si riuscisse a finire il 30 giugno, bisognerebbe mettere in campo una task force per prorogare la stagione 2019/20 di quindici-venti giorni. E da ultimo anche UEFA dovrebbe dare il suo avallo. Si tratterebbe di una extension mai verificatasi nella storia del calcio. A mali estremi, però, potrebbe determinare lo svolgimento di un calendario meno compromesso. Da quando si ricomincerà bisognerà giocare domenica e mercoledì tutte le settimane. Se il 30 giugno non fosse un traguardo percorribile, il piano B è quello di ragionare sulle deroghe, che devono avere l’assenso di tutte le componenti”.

SOSPENSIONE MERCATO? – “Questo è un non-problema, qualora ci fossero gli accordi totali per arrivare fino al 15-20 luglio. Le gare che mancherebbero in quel contesto, necessariamente verrebbero giocate con l’organico della stagione precedente. E nessun club dovrebbe poter acquistare un calciatore da mandare subito in campo. Questo sarebbe il corollario del provvedimento concertato della deroga della stagione fino al 15-20 luglio. In quel periodo, a quel punto, si potrebbe fare anche il mercato, senza la possibilità di schierare però i nuovi tesserati”.

CHIACCHIERE CON ADL – “L’ho sentito spesso in questo periodo. Come tutti i presidenti, ma più degli altri, è molto attento, ha idee sicuramente in grado di fronteggiare ciò che sta accadendo. Non si può dire che il Napoli sia un’oasi felice, come tutti i club in questo momento, ma il presidente spera di ricominciare”.

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