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Sarebbe facile oggi scrivere del Napoli primo in classifica in solitario, ma non ho intenzione di farlo.

Sarà altresì facile parlare al prossimo gol, quello del record, di Marekiaro. Ma non sarà questo il caso.

Oggi voglio celebrare l’uomo e il capitano, aldilà del record. Che pur vale tanto, tantissimo.

Perché è questa la forza di Hamsik, la normalità!

Marek è uno di noi. Un napoletano acquisito, partenopeo dentro, seppur nato a migliaia di km di distanza.

Lo ricordo ancora, quando arrivò quasi bambino in quel di Napoli. Gli azzurri si riaffacciavano in serie A, dopo troppi anni di purgatorio nelle serie minori. Il buon Pierpaolo Marino decise d’investire su un po’ di calciatori di talento: Il Pocho, Gargano, Maggio e lui. Un ragazzino, appena diciannovenne con la cresta, strappato per 5,5 milioni di euro ad una concorrenza ampia, ma non troppo convinta dell’investimento.

A guardarlo risultava un po’ timido, con quell’aria da Nerd, non parlava molto. Sembrava lontano anni luce dall’esuberanza e dall’empatia partenopea. Non sembrava nemmeno scaramantico, scelse la maglia numero 17!

Ma chi è chist, ci si domandava? Ma è nu criaturo, arò jamme? Noi vulimme i campioni, dissero in molti!

Di li a poco, si ricredettero tutti. Era il 16 settembre 2007, il Napoli affrontava la Samp al San Paolo. Zalayeta ci aveva portato in vantaggio, poi il ragazzino ricevette palla proprio dal panterone al limite dell’area, fintò il tiro con il destro, dribblò l’avversario spostando la palla sul sinistro e battè il portiere avversario con un piattone preciso alla sua sinistra. Fù il secondo (il primo contro il Cesena in Coppa Italia) di 114 gol con la maglia azzurra. Oggi è un solo passo dal record di Diego (115 gol, ndr).

In occasione del record, si sprecheranno i paragoni, si idolatrerà il campione. Forse si arriverà anche a paragonarlo a Diego e non solo per i gol segnati. Perché oggigiorno si fa così. Si esalta qualsiasi situazione nel bene e nel male. Si vive il presente sacrificando la memoria storica.

Ma Marek non è e non sarà mai Diego! Diego è il mito, oltre ogni cifra, oltre ogni paragone. E questo Marek lo sa. E’ troppo intelligente e troppo onesto con se stesso e con gli altri per non capirlo.

Diego è ROCK, dirompente, assoluto, irraggiungibile. E’ la rivalsa del popolo nei confronti del padrone è quello che tu sai che non potrai mai essere. Per questo l’hai ammirato, te lo sei goduto, ma non l’hai mai portato ad esempio. Troppo distante dall’uomo reale, troppo genio e sregolatezza per essere uno noi. E’ stato come una stella cometa che passa una volta ogni 100 anni e che se sei fortunato vedi una volta nella vita.

Conoscendo il capitano, lui si schernirà del paragone. Vivrà il suo record come l’ennesima tappa di un percorso lungo e gratificante, sempre a tinte azzurre.

Perché Hamsik è l’emblema dell’uomo comune. Tutto casa e famiglia. Un professionista serio che si allena giornalmente per valorizzare un talento, questo si non comune. E’ tecnico, sa segnare, sa calciare sia di destro che di sinistro. Di lui, Pavel Nedved (pallone d’oro nel 2003) disse: « Hamšík è il mio erede. È il calciatore che per caratteristiche e per modo di giocare più si avvicina a me.»

E da dirigente della Juve l’ha cercato più volte, gli ha offerto mari e monti, così come fece Galliani,che pensò immediatamente a lui per rifondare il Milan, nascondendo l’obiettivo del suo acquisto con il famoso epiteto di Mister X.

Ma Marek ha sempre detto di no. Non perchè non gli piacesse l’idea, ma perchè, da straniero, si era innamorato della città e della sua gente.

Ha rinunciato ai soldi e alla gloria immediata, perchè lui è così.Facciamoci un esame di coscienza. Quanti di voi sarebbero capaci di fare una scelta del genere?

Lo ha fatto perchè Marek è un bravo ragazzo, che crede in quello che fa e antepone gli affetti e la sua serenità alla vile pecunia. E per questo è stato apprezzato non solo dai napoletani, ma dai tifosi in genere (vedi caso Donnarumma quest’estate).

E’ tutto questo e tanto altro il mio capitano. Per questo voglio celebrarlo oggi, ad un passo dal record. Per questo lo ringrazierò sempre per aver scelto Napoli e per non averla mai tradita.

I campioni passano, le bandiere restano!

Auguri Capitano.

  • Martino Cacciatore

    Gradevole e condivisibile articolo. In aggiunta io sottolineerei l’intelligenza di Marek: quella tattica in campo, e quella umana fuori.
    Al contrario del 9 argentino che ora ingrassa a Torino, Marek ha capito che la differenza in denaro (ne guadagna comunque parecchio) e vittorie non avrebbe sostituito la sensazione di essere una bandiera nel cuore della tifoseria di Napoli. Cose che solo persone di intelligenza e finezza d’animo possono capire.

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