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Il taglio degli stipendi, argomento caldo oggi nella nuova assemblea della Lega Serie A, convocata d’urgenza, dopo quella di venerdì, insieme a quello della ripresa del campionato.

«La serie A fino a settembre-ottobre? È un’ipotesi», ha detto il presidente della Figc Gravina in un’intervista alla Rai per la Domenica Sportiva. «Chiudere le competizioni sarebbe il modo migliore non solo per non compromettere la stagione 2019-2020, ma anche per evitare di compromettere in ogni modo la stagione 2020-2021 perché non potremmo cominciare senza ricorsi e contenziosi da parte di tutti i soggetti che riterrebbero di vedere lesi i propri diritti. Si correrebbe il rischio di giocare un campionato nelle aule dei tribunali», ha detto aggiungendo. «Confido nelle autorità scientifiche e nel governo, ci dobbiamo rimettere a loro. In questo momento non possiamo prendere decisioni di sospensione o annullamento che da un punto di vista sportivo e contrattuale comportano grandi responsabilità. Una possibile data per ripartire potrebbe essere quella del 17 maggio, ma è solo un’ipotesi».

Riprendere la stagione e chiuderla sul campo è anche la priorità espressa più volte da Ceferin, presidente dell’Uefa, e non c’è una data limite di conclusione al 3 agosto. «La Uefa sta attualmente analizzando tutte le opzioni per completare le stagioni nazionali ed europee con l’Eca e la European Leagues – c’è scritto in una nota – Attualmente sono al vaglio opzioni per giocare partite a luglio e ad agosto, se necessario, a seconda delle date di ripresa e dell’autorizzazione delle autorità nazionali»

E sul tavolo di lavoro della Lega ci sarà il tema della riduzione degli ingaggi ai giocatori: al momento non si è sbloccata la trattativa con l’Aic, che nei giorni scorsi ha respinto la proposta di interrompere i pagamenti per quattro mesi, chiedendo il congelamento per un solo mese. «Con la Lega Serie A non siamo entrati nei dettagli, anche perché le prime scadenze sono il 20 aprile», ha detto ieri il presidente dell’Aic Tommasi a Rai News 24 aggiungendo. «Noi con la Lega Pro parliamo soprattutto dei redditi più bassi che rischiano di non essere rispettati per la crisi. Il 60-70% dei calciatori in Lega Pro guadagna meno di 50mila euro lordi».

Al momento in serie A l’unica squadra a portare a termine la trattativa sui tagli con i calciatori è stata la Juve. Gli altri club cercheranno oggi di trovare una strategia comune e se in questi giorni non si raggiungesse un’intesa con l’Aic si procederà a trattative individuali con i propri calciatori. «Quello che sta succedendo per il calcio è un danno immenso e io penso che con i miei calciatori non ci saranno problemi a trovare un accordo che soddisfi entrambe le parti», ha detto il presidente del Verona Setti a Sky Sport. Apertura sul tema riduzione degli ingaggi mostrata da Rincon, il centrocampista venezuelano del Torino. «Noi giocatori siamo disponibili a parlare con il presidente e venire incontro alla società: si dovrà trovare una soluzione consensuale. Bisogna parlarsi, capire se si gioca o no. In questo momento è impensabile riprendere il campionato: siamo disposti a tornare in campo quando ci saranno le condizioni di salute, oggi non si può». Il Napoli sta attendendo una strategia generale dei club di A prima di affrontare il tema con gli azzurri. Intanto il presidente De Laurentiis ieri, in occasione della Domenica delle Palme, ha rivolto il suo augurio ai tifosi del Napoli, allo staff tecnico, alla squadra, ai dirigenti, agli impiegati, ai collaboratori e alle loro famiglie. «Con l’auspicio che il sentimento di questi giorni possa alleviare le sofferenze e le difficoltà di un periodo delicato da affrontare tutti insieme con forza e speranza».

È scontro frontale, intanto, in Premier League dopo il rifiuto dei calciatori di accettare il taglio del 30% degli stipendi, come proposto dai club. Ad annunciare il secco no dei giocatori è stata la Professional Footballers Association, spiegando che la riduzione degli ingaggi finirebbe per danneggiare il servizio sanitario nazionale. È stato calcolato che il taglio del 30% degli stipendi dei circa 500 calciatori della massima divisione inglese equivale a oltre 567 milioni di euro. Un risparmio gigantesco per i club, ma che sarebbe anche un ammanco enorme per lo Stato, sotto forma di mancati introiti fiscali, pari a circa 230 milioni di euro. Un taglio che – secondo l’associazione dei calciatori – priverebbe i servizi essenziali, a cominciare da quello sanitario. Mattino.it

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