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Ora che ci sono (almeno) centoventuno motivi per perdersi nelle parabole della vita e val la pena di rifugiarsi un momento nei propri pensieri, sistemarli e poi decidere liberamente cosa fare di sé stesso: il Napoli e Mertens se ne stanno lì, si osservano e si scrutano, ognuno riflette – legittimamente – sulla propria, strategia, e mentre si va di calcolo, c’è l’urlo del san Paolo che sa d’incoronazione popolare. […]

Il contratto

Mertens è ormai la storia, diventerà (statisticamente) leggenda, è racchiuso in quelle centoventuno «slides» ma anche in quella immagine scanzonata che ha conquistato Napoli ancor prima che il record diventasse suo: l’ossessione, il tormento, è in quel contratto in scadenza che ha ingolosito chiunque, prima la Cina e poi il Monaco e poi anche in Italia, e che rimane a galleggiare nel vuoto che separa dal 30 giugno, la data-simbolo che potrebbe rappresentare il passo d’addio.

Non può finire

Ma De Laurentiis ha fatto ciò che può e ciò che deve, con un’offerta da quattro milioni e mezzo, più uno di bonus per il biennio che verrà e che trascinerà Sua Maestà, il principe del gol, ai trentacinque anni; e Mertens, che sa di potersi giocare il suo ultimo «jolly» per dar sontuosa sostanza alla propria carriera, attende l’evoluzione dei tempi, le offerte che eventualmente potrebbero illanguidirlo, quelle da cinque milioni di euro netti (semmai per un triennale), a cui eventualmente aggiugerne altri cinque di «riconoscenza» al momento della firma.

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