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Lieven Maesschalck, fisioterapista e fondatore della clinica belga Move to Cure, lo ha restituito «guarito». Almeno così Mertens ha comunicato allo staff medico del Napoli che ieri lo ha rivisto dopo più di una settimana di cure personali ad Anversa. Ma nessun miracolo: i tempi di recupero restano gli stessi che era stati fissati prima della sua partenza, ovvero almeno altri 8-10 giorni. Insomma, Mertens potrebbe andare in panchina con la Juventus, tranne ulteriori intoppi che riabilitazioni di questo tipo possono riservare in ogni momento. Il risentimento all’adduttore, che ne influenza umore e rendimento, è comunque da parte. Anche se il belga ieri si è ancora allenato per conto suo. Come continuerà a fare in queste ore.

Gli avvocati che ne curano gli interessi sperano in un colpo di coda nel mercato di gennaio: ma al momento nessuno ha ancora bussato alla porta del Napoli. Il prezzo per darlo via? Ovvio che pesa molto nella valutazione il fatto che a giugno si libera a parametro zero. Sarà uno degli affari dell’estate. Insomma, per 7-10 milioni Mertens potrebbe essere ceduto già in questa sessione invernale, senza che De Laurentiis alzi un muro. Ma al netto del suo poco entusiasmo ad andare via da quella che considera la sua seconda città del cuore, bisogna attendere i prossimi giorni e il lavoro dei numerosi intermediari che, in queste frenetiche ore, stanno provando a piazzare Mertens in Premier o in Liga (l’Inter ci ha provato e resterebbe in corsa per giugno). La Cina è sfumata per via della rivoluzione nei regolamenti del governo di Pechino che ha imposto un tetto agli stipendi per gli stranieri (3,5 milioni di euro) e questo salary cap mette in fuga i big: a queste cifre resterà in Europa. Ovvio che il Napoli non pensa di svenderlo: è sicuro che Mertens si comporterà con la stessa professionalità di Pepe Reina, che pure rimase fino all’ultimo giorno di contratto dando l’anima per i compagni e i tifosi. Peraltro, ha degli stimoli particolari: perché ha il desiderio di scavalcare Hamsik in testa alla classifica dei marcatori all time del club azzurro. Ora è a quota 118 contro i 121 di Marekiaro. D’altronde, queste settimane che portano alla fine della sessione di gennaio di mercato, lo aiuteranno a capire anche chi sono i suoi estimatori. A febbraio, magari, potrebbe tornare sui suoi passi e tornare a discutere l’eventuale offerta del Napoli che prevede un biennale da 3,5 milioni (quindi qualcosa in meno rispetto al suo attuale ingaggio). Il vero intoppo è il «bonus» che Mertens vorrebbe al momento dell’eventuale firma: circa 5,5 milioni di euro.

A novembre il Napoli e Mertens erano a distanze siderali: colpa dell’atteggiamento avuto dal belga la notte dell’ammutinamento (andò via per primo dallo spogliatoio) ma anche dei mal di pancia dei giorni successivi. Mertens è quello che meno di tutti ha mandato giù la faccenda delle multe. Quando De Laurentiis, nell’incontro con la squadra, ha ventilato l’ipotesi di una maxi-sanatoria finale, Dries è stato l’unico a non accontentarsi della promessa, chiedendo che la promessa venisse messa per iscritto. Gli altri big dello spogliatoio lo guardarono quasi di traverso. Ora il clima è cambiato, il tempo (in attesa dei risultati) aiuta a stemperare gli animi.

Restano i suoi numeri a due velocità: bene in Champions, dove ha segnato 5 gol nella fase a gironi mentre in campionato è fermo a 4 reti (l’ultima, al Brescia, il 29 settembre). Se resta, Gattuso ha in mente per lui un ruolo di prima punta, il vero vice Milik. Perché il belga ha una certezza: vuol tornare a giocare al centro dell’attacco, da falso nove, come quando era felice nel Napoli di Sarri. Ringhio lo sa. Ed è evidente che lo accontenterà. Pino Taormina per Il Mattino

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