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Quindici gol realizzati nelle prime 5 giornate di campionato, una media realizzativa di 3 reti a partita e la sensazione di aver realmente individuato i giusti correttivi rispetto alla passata stagione per rendere più efficace e imprevedibile la manovra offensiva. Per colmare, soprattutto contro avversari molto organizzati come il Torino di ieri, il vero gap con la Juventus, ossia l’incapacità di trovare soluzioni alternative per vincere i match più scorbutici. Sembrava tutto risolto, grazie all’impatto immediato dei nuovi acquisti Lozano e Llorente, ma da 4 gare a questa parte qualcosa si è inceppato: solamente 2 gol, tutti nella sfida contro Balotelli e compagni, tra Cagliari, Brescia, Genk e Torino e anche gli ultimi arrivati che sembrano aver perso il tocco magico.

TROPPI CAMBI – Una nuova situazione di disagio che si unisce agli effetti sempre più tangibili del caso Insigne e alla crisi di identità che affligge Milik, ancora alla ricerca del primo gol stagionale. Soltanto Mertensal netto del turn-over esasperato di Ancelotti e di un cambio continuo di sistemi di gioco, dal 4-2-3-1 al 4-4-2 finendo col ritorno al 4-3-3, sta mantenendo medie al di sopra di ogni sospetto, un gol ogni 131 minuti in campionato. E a finire nel mirino della critica ci sono proprio i continui cambiamenti apportati alla squadra dal tecnico emiliano, già scivolato a -5 e -6 da Inter e Juventus, ma soprattutto ancora alla ricerca di una precisa fisionomia. A inizio campionato, al netto di una produzione offensiva strepitosa, il tallone d’Achille era rappresentato dalla fragilità difensiva, come evidenziano i 9 gol incassati nei primi 4 turni; in poche settimane, Ancelotti ha avuto il merito di ricostruire una certa solidità, imperniata sulla coppia Manolas-Koulibaly, tenendo la porta illibata anche contro una corazzata come il Liverpool campione d’Europa. 

UN ALTRO LOZANO – Lo scenario è ora completamente ribaltato, con un reparto arretrato ritrovato e un attacco che stenta oltremisura e un giocatore su tutti, Lozano, che sembra aver risentito più di tutti di questa inversione di tendenza. Aveva impressionato il messicano per la personalità e la leggerezza con cui aveva spaccato in due la partita dello Stadium con la Juventus, ma la continua ricerca della posizione ideale nella quale valorizzare al massimo il suo potenziale, da punta centrale prima, da esterno mancino poi, non ha portato i frutti sperati. Servono certezze, serve stabilità e continuità nelle scelte: quelle che nemmeno troppo timidamente Aurelio De Laurentiis aveva richiesto dopo la sconfitta contro la squadra di Sarri, ma che resta ad oggi un appello inascoltato. Calciomercato.com

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