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Calciatore, allenatore e dirigente. Gigi Simoni è un personaggio dello sport più unico che raro. Un uomo elegante, mai sceso a compromessi, che non ha mai svenduto le proprie idee e i propri principi. Sette promozioni dalla B alla A, una Coppa Italia con il Napoli da giocatore e una Coppa Uefa con l’Inter da tecnico con Ronaldo. Sessantadue anni di carriera e mille giocatori.
Simoni si nasce.

Nella sala convegni di Palazzo Mastrilli al Club Inter “J. Zanetti” di Cardito (Na), l’ex tecnico Gigi Simoni ha presentato il suo libro “Simoni si nasce”, Tre vite per il calcio. Edito da GoalBook, prefazione di Alberto Cerruti, scritto da Luca Carmignani, Luca Tronchetti e Rudi Ghedini, con le note di Claudio Baglioni.
In occasione della presentazione organizzata dal club e dal suo presidente Raffaello Consalvo ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere ‘pallonare’ con Simoni, con gli autori del libro e mister Carlo Tebi, suo storico amico di vita e di campo.
Tra gli ospiti era presente anche l’ex DS di Napoli e Torino Gigi Pavarese che ha emozionato tutti raccontando alcuni momenti di sport e di panchina vissuti al Napoli insieme a mister Simoni.

GL Salve mister, benvenuto. “Simoni si nasce”, mi racconta una chicca presente nella sua autobiografia?

GS Tra i vari aneddoti, ti parlo subito della grande amicizia nata tra me ed il mitico Claudio Baglioni. Era il lontano 1985 ed allenavo la Lazio a Tor di Quinto. Baglioni cercava un luogo per provare lo show da portare in giro per l’Italia, insomma doveva ‘allenarsi’ anche lui. Chiese di potersi allenare con noi e fui particolarmente felice di ospitarlo. Claudio apprezzò, e da quel giorno diventammo grandi amici. Cenavamo spesso insieme, e ricordo serate bellissime trascorse fra racconti di calcio e musica. Baglioni è il numero uno, lo ha dimostrato a Sanremo il mese scorso. Porto al collo una sua collanina con una medaglia, (che mi ha donato prima che lasciassi definitivamente l’ambiente laziale per Pisa) con scritto: “per un amico che partendo non se ne va”.
Claudio resterà sempre nel mio cuore oltre ad essere il mio cantante preferito.

GL Mister immaginava questa lotta scudetto e la brutta Inter di Spalletti? Come finirà il campionato?

GS Un’ Inter davvero deludente, e non me lo aspettavo. Ero convinto di una stagione importante con l’arrivo di Spalletti che è un ottimo allenatore ed ha una squadra molto interessante. Napoli e Juventus sono sicuramente superiori, ma l’Inter doveva-deve arrivare terza in campionato invece un insieme di partite complicate e diversi ostacoli l’hanno affossata. Dovrà riprendersi in questi ultimi 3 mesi di stagione, i suoi uomini chiave dovranno ritrovarsi per lo sprint finale. Icardi soprattutto. Trovo l’Inter superiore a Lazio Roma. Quanto allo scudetto, spero vinca l’Inter (risate ndr)

GL Stiamo tutti vivendo l’epoca di Leo Messi e Cristiano Ronaldo, i più forti degli ultimi anni. Gli interisti e gli amanti del bel calcio però non dimenticano le gesta di un altro Ronaldo: il ‘suo’ fenomeno brasiliano. Lei lo ha allenato, e ne saprà più di noi. Chi sceglie tra questi 3 campioni?

GS Ronaldo, quello vero, l’ho allenato io. Ronaldo era eccezionale, il più forte di tutti in quel momento, non aveva difetti tranne uno: beveva troppa coca-cola. Detti un permesso speciale a Ronnie, solo lui poteva berla nel periodo in cui allenavo l’Inter. Ronaldo meritava un trattamento speciale per il suo valore. Ho avuto sempre un occhio di riguardo per lui.
Tuttavia preferisco non fare paragoni: i campioni fortunatamente si rinnovano. Ora stiamo vivendo Ronaldo e Messi, prima c’era il ‘mio’ Ronaldo che ha avuto una carriera purtroppo meno lunga di Cristiano e Leo. Ronnie è stato sfortunato, a causa di brutti infortuni e quella strana malattia che lo colpì ai mondiali. Ho ancora vivo il ricordo di lui barcollante sulla scaletta dell’aereo. Ricordo che piansi vedendo quell’immagine. Che dispiacere.
Ronnie era un fenomeno. Possedeva qualità fisiche eccezionali ed una tecnica sopraffina, fu il miglior calciatore della sua epoca. Quei maledetti infortuni lo hanno debilitato, avrebbe potuto essere il più forte di tutti. Tutti gli volevano bene, aveva qualità umane incredibili, non l’ho mai sentito discutere con i compagni di squadra. W Ronnie, il più forte giocatore che abbia mai allenato.

GL Ferlaino e Moratti sono due tra i grandi presidenti della sua storia calcistica. Che personaggi sono? Quale altro presidente merita una menzione speciale?

GS Ferlaino e Moratti sono due grandi presidenti della mia storia sportiva. Ho avuto ottimi rapporti con entrambi, cosa che mi è accaduta con tutti perché io sono uno che non manda a dire le cose, ho sempre avuto rapporti umani perfetti. Fammi ricordare anche della mia esperienza a Napoli da calciatore. Ero con Lauro. Non si vedeva quasi mai. Vincemmo con la Roma in coppa Italia 1-0, mi volle nel suo ufficio, mi fece tanti complimenti, mi disse delle parole bellissime, lo trovai in mutande (risate ndr). Con Ferlaino avevo un rapporto molto intimo, ci teneva a parlare con me di calcio. Mi veniva a trovare in ritiro, e guardavamo insieme filmati di calcio per tutta la notte. Ad entrambi piaceva il giovane uruguaiano Alvaro Recoba, lo volevamo fortemente ma aveva già un pre accordo con l’Inter. Moratti ci disse che lo avevano già comprato.
Purtroppo finì male il nostro rapporto, potevo essere l’unico ad aver vinto a Napoli la Coppa Italia da giocatore ed anche da allenatore. Non giocai la finale, fui esonerato dopo la semifinale. Provai tanta amarezza.
Quanto al Dott. Moratti, con lui ho sempre avuto un bellissimo rapporto e la stima reciproca non è mai venuta a mancare in nessun momento. Per me Moratti, vale come un giocatore di classe, avere lui come Presidente è un valore aggiunto per la squadra.

Lo ricorda anche il DS Gigi Pavarese: “con lui vincemmo la semifinale ai rigori proprio contro l’Inter, fu una notte incredibile(targata Beto nel 1996-1997 ndr) poi perdemmo con il Vicenza in finale senza Gigi in panchina. Quel cammino in coppa Italia lo ricordo con grande entusiasmo. Giocammo i quarti contro la Lazio: all’andata vincemmo 1-0 grazie alla rete di Aglietti, al ritorno pareggiammo 1-1 con Caio. Gigi fu espulso, ed anche Baldini e Aglietti. Rimasi solo io in panca con gli altri della squadra. Telefonicamente cercavo di chiedere cosa fare al mister, ma lui mi trasmise gran tranquillità: “fai quello che vuoi, quello che farai, l’ho fatto io”. Feci entrare Bordin al 74esimo, Altomare ci restò un po’ male per il cambio ma lo vidi stanco, alla fine portammo la qualificazione a casa. Fummo eroici in 9 contro 11.

Fammi ricordare Ferlaino, non posso fare a meno. Io lo clorenei, non perché è stato il mio grande presidente, lui era davvero un grande competente di calcio, non aveva grandi forze economiche, non era un magnate, ma era è un genio, forse ha pagato alcune scelte affrettate per il desiderio di primeggiare. Ferlaino è stato un uomo di grande intuito, intelligente ed avanti con i tempi.

GL Mister, mi capita spesso di sognare il mio esame di maturità o di intervistare Maradona ai mondiali in Messico, lei ha mai sognato lo scontro fra Ronaldo e Iuliano a Torino del 26 aprile 1998? Sono passati 20 anni. Nulla è cambiato?

GS Dopo 20 anni si parla ancora di quel rigore, mi sembra chiaro che avvenne un fatto troppo grave per il calcio italiano.
Avevo una squadra di uomini veri. Tutti provenienti da una infanzia difficile: i Ronaldo, i Moriero, i Pagliuca, i Zanetti. Fu un delitto quella gara, quello scudetto lo meritavamo. Lo ricorda così anche Luca Carmignani, uno degli autori del libro “Simoni si nasce”: “non sono io a dirlo: è stato Franco Carraro in persona, come apparso in molte testate giornalistiche, (vedi la Gazzetta dello Sport del 27 marzo 2015), ad affermare che la Juventus avrebbe forse potuto vincere, visto l’ampio margine, i due campionati oggetto delle sentenze di calciopoli, pur senza le interferenze (che comunque ci furono), ma senza le “interferenze” non avrebbe vinto il campionato del 1998. Sulla base di queste affermazioni è chiaro che Simoni avrebbe avuto un futuro diverso, quella squadra fu smantellata e molti giocatori (campioni veri) furono svenduti, come Pagliuca, il cui cartellino fu addirittura regalato. Né il sottoscritto, né Gigi esageriamo, quindi, se ricordiamo quel 26 aprile 1998, quelle decisioni arbitrali prese durante Juventus-Inter e quel campionato come uno dei più grandi scandali del calcio italiano. Purtroppo è uno scandalo “ufficialmente inesistente”, ma ben chiaro nella mente di tutti gli sportivi, interisti e non.”

GL Mister con l’Inter però arrivo’ il trionfo in coppa Uefa, fu una grande finale con la Lazio vinta per 3-0, che ricordi ha di quella notte?

GS Vedevo i giocatori prima della finale molto concentrati e tesi. Facevo di tutto per caricarli, in campionato avevamo difficoltà, allora dovevo motivarli al massimo, Ronaldo era il più sereno fra tutti come sempre. Mi propose una scommessa: “Mister se vinciamo, ti taglierai tutti i capelli”. Vincemmo 3-0, mantenni la promessa. Il giorno dopo mi taglio’ tutto con la sua macchinetta. Avevo una grande squadra, ma lasciami ricordare soprattutto Taribo West che era il mio preferito. Un pazzo scatenato. Ti racconto un aneddoto simpatico: in ritiro fino a notte fonda faceva telefonate lunghissime in Nigeria ai familiari, davo i pugni al muro fino a quando non ero costretto ad alzarmi dal letto e con una santa pazienza bussavo alla sua porta per tentare di interrompere quelle lunghe conversazioni telefoniche. “Taribo basta, smettila, si stanno lamentando anche i tuoi compagni, stacca questa telefonata. Anche Pagliuca, (compagno di stanza) si è lamentato. Taribone con la massima serenità mi rispose: “mister ma Pagliuca fuma”. Insomma, vere e proprie gag notturne.

Gigi Simoni, in splendida forma, alla bella età di quasi 80 anni, accompagnato dalla sua adorata consorte, è in tour per la presentazione del suo libro “Simoni si nasce”. Un titolo che non poteva essere più emblematico. Lo ricorda anche Luca Trochetti, autore del libro, nel corso della presentazione: “Simoni è uno straordinario uomo di sport, ha il record di vittorie in campionato di B dal ‘29 ad oggi (7, due con Pisa e Genoa, uno con Ancona, Brescia e Cremonese). Non ha mai avuto un procuratore e che per conquistarsi la panchina dell’Inter (apice della sua carriera) si è basato soltanto sulla forza dei risultati. Un messaggio importante sul piano etico e morale per le nuove generazioni. Gigi sapeva cementare il gruppo come nessun altro, dovrebbe insegnare a Coverciano “gestione delle risorse umane”. Potrebbe tranquillamente far parte di una commissione che possa riformare il calcio italiano su principi di lealtà, trasparenza e merito.

Giuseppe Libertino

 

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