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Perplessità. Forse un mix di rabbia mista a delusione. Mertens, Insigne e company erano convinti, praticamente certi, che De Laurentiis avrebbe portato con sé una specie di indulgenza plenaria, ovvero il perdono di tutti i peccati. E invece, pur mostrando segnali di grande distensione, il presidente ha deciso che le multe restano. Sia pure «per il momento». Una parola non di poco conto e che apre a mille spiragli e interpretazioni, perché De Laurentiis, in sintesi, vuole rivedere in campionato lo stesso Napoli «con gli attributi» ammirato con il Liverpool. E a quel punto, dice a tutti, in sede di collegio Arbitrale o magari anche un attimo prima della sua convocazione, decidere di ridurre le sanzioni per tutti. Se non, addirittura e clamorosamente, togliere tutto di mezzo. Ma i senatori dello spogliatoio non sono soddisfatti, sia pure apprezzando il clima di distensione e la mano tesa dalla società: volevano certezze già ieri, senza vincoli legati alla prossime prestazioni e alle gare da qui a Natale. Volevano che le multe fossero cancellate o al massimo ridotte per tutti al 5 per cento del compenso. Perché non pensano, ed è qui il punto, di dover dimostrare in un mese il proprio attaccamento alla maglia azzurra. Un attaccamento che hanno dimostrato in tanti anni.

L’INCONTRO
De Laurentiis arriva nel quartier generale di Castel Volturno quando manca un minuto alle 13. È da solo nel Van perché l’unico dirigente che lo ha accompagnato, Alessandro Formisano, è giunto per conto suo un’oretta prima. La squadra, terminato l’allenamento, viene radunata in una delle salette del centro sportivo. De Laurentiis si mostra subito di buon umore, usando toni assai quieti. Si dilunga sulla serata con il Liverpool, facendo i complimenti per una prestazione che ritiene straordinaria. Ma che per lui, dovrebbe essere la normalità per il Napoli. Un intervento in cui poi ha spiegato la sua posizione sull’ammutinamento e sullo schiaffo del rifiuto a partire per il ritiro nella notte dopo la gara con il Salisburgo. Secondo il patron, la squadra avrebbe dovuto ubbidire sia pure a malincuore, sia pur non condividendo la decisione e poi, l’indomani, chiedere un colloquio con lui. Che, spiega, probabilmente li avrebbe anche accontentati e fatti tornare a casa. Ma così no, così non è un comportamento accettabile. Impossibile, dice, passare sopra a una simile sommossa: l’immagine della società che lui dirige da anni ha subito una mortificazione ingiustificabile dalla loro rivolta. Ed è per questo che ha scelto la linea della mano dura, con la richiesta del massimo della decurtazione degli stipendi, fino al 50 per cento. Conferma le multe ma garantisce che non adirà altre vie legali, quelle dei danni per i diritti di immagine. Ci aveva pensato, c’erano tutte le condizioni. Ma non lo farà. Perché è convinto che dal Bologna in poi sarà un bel Napoli anche in campionato. E a lui non importa il risultato: vuole la prestazione, vuole vedere il carattere e la grinta, vuole il cuore in campo. E sottolinea ancora: con gli ottavi di Champions in tasca e un bella striscia di vittorie da qui a Natale, in sede di Arbitrato (le udienze non ci saranno prima di metà gennaio) le richieste del Napoli si potrebbero abbassare notevolmente. Anzi, dice, persino annullare le multe, azzerarle. Ma adesso le multe restano.

LA REAZIONE
Mertens è il primo che prende la parola. Non ci sta. Vuole che il presidente cancelli fin da subito i provvedimenti perché ritiene tutto ingiusto. Non è uno scontro, è un confronto. Ed è quello che voleva De Laurentiis. Che ascolta. Insigne, Koulibaly, Allan affiancano il belga nella discussione: Mertens e i big propongono, di portare le multe al 5 per cento. Ma di farlo subito, in quel preciso momento, senza rinvii. In quel caso, dice, tutti sono disposti a pagare senza impugnare nulla. Ma così, fanno capire, non è una soluzione di loro gradimento: non voglio sanatorie vincolate a prestazioni, risultati o altro. Il presidente De Laurentiis insiste: non può cancellare questi provvedimenti adesso, non sarebbe giusto, ma se il Napoli sarà una squadra vera, viva, compatta e unita come lo è stato a Liverpool, darà mandato ai suoi avvocati di adottare una linea di totale conciliazione. Senza escludere l’ipotesi più clamorosa: quella delle cancellazione delle multe a ridosso della Camera Arbitrale. Dopo la riunione De Laurentiis si è soffermato a parlare per qualche minuto con un solo giocatore: Mertens. Verso le 14,10 lascia Castel Volturno.

LE CONTROMOSSE
Il clima non è più di perenne inquisizione. E già questo non è cosa di poco conto. Ma è evidente che il rischio, concreto, adesso è che i giocatori possano prendere vie separate: c’è, infatti, anche chi potrebbe decidere di non nominare l’arbitro (c’è tempo fino al 7 dicembre) per evitare, in ogni caso, un fastidioso contenzioso legale con il proprio datore di lavoro (che come testimoni cita Ancelotti e Giuntoli, oltre al vice presidente Eduardo De Laurentiis). La rassicurazione sul fatto che il Napoli è pronto alla rinuncia dei danni per diritti di immagine può essere rassicurante per alcuni dei giocatori della rosa. Ma è chiaro che tutto passa per i rispettivi legali. Colpisce, in questa fase, la posizione di Callejon: è evidente che il calciatore si comporti come se fosse ai titoli di coda della sua avventura napoletana. Anche ieri se ne è stato quasi in disparte. Eppure il giorno della rivolta era tra quelli in prima linea. Ha in tasca un triennale con il Dalian di Hamsik e Benitez e salvo ripensamenti dei cinesi, a gennaio-febbraio ci sarà il bis dell’operazione che un anno fa ha portato Marekiaro in Cina. Pino Taormina per Il Mattino

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